Con una frase a effetto che è subito diventata un titolo sui siti, si è subito definito "responsabile ma non colpevole" per il crollo, eppure poi nella sua lunga dichiarazione in cui ha sviscerato come ha vissuto sulla sua pelle la tragedia del Morandi, Giovanni Castellucci, è inciampato in un clamoroso lapsus freudiano, di fatto ammettendo di essere colpevole: "Ho cercato di fare tutto quello che potevo per alleviare la mia colpa". Si ha detto "la mia colpa", anche se poi si è subito corretto: "Scusate, ho fatto di tutto per alleviare le pene di coloro che avevano sofferto per questa tragedia...".
Ma ormai lo aveva detto: lui stesso si è detto colpevole, come pensano tutti coloro che conoscono bene le carte dell'indagine e di un processo iniziato quasi tre anni fa e che adesso, con le dichiarazioni spontanee di Castellucci, è ormai alla fine della fase istruttoria e si avvicina alla requisitoria dei pm, che entro l'estate potrebbero fare la richiesta delle pene per i presunti colpevoli, come appunto Castellucci, che di certo per il ruolo che deteneva, in primo grado rischia seriamente di essere condannato.
L'inciso sul lapsus era inevitabile per raccontare la tanto attesa giornata delle dichiarazioni del manager che appunto aveva esordito con un tono sicuro, quasi solenne: "Mi sento responsabile ma non colpevole, se c'è un colpevole lo dirà il processo. Questa tragedia mi ha colpito nel profondo. Da subito sono stato consapevole della dimensione di quanto accaduto, delle vite spezzate. Una tragedia che ha afflitto non solo Genova ma tutta l’Italia e io ero Ad della società che ha gestito questo ponte per cinquant’anni. Questo peso lo sentivo allora e anche oggi...".
Ha parlato per cinque ore
L'imputato ha parlato per oltre cinque ore e dopo, nonostante avesse promesso che avrebbe rilasciato un'intervista ai tanti giornalisti presenti, si è solo limitato a dribblarli i cronisti, facendosi largo con grande maestria e senza rispondere alle domande che gli piovevano addosso:
Se avete sempre fatto i controlli perché è crollato il ponte?
Se avete sempre fatto i controlli perché la Liguria è bloccata da mille cantieri?
Come mai ha accusato l'ingegnere Morandi?
Perché non avere sistemato la pila nove crollata dopo avere rifatto trent'anni prima le altre due che erano gemelle?
Lui, glaciale, zitto: "Ho già detto tutto in aula" ha ripetuto come un automa uscendo dalla tensostruttura dove è ricavata l'aula, fra le urla al suo indirizzo dei familiari delle vittime. Castellucci si è fatto largo come un giocatore di rugby sino all'uscito di palazzo di giustizia con sempre i giornalisti appresso, poi è sparito, lasciando lì anche il suv con il conducente che lo aspettava per portarlo chissà dove.
"Il ponte non doveva cadere"
Le dichiarazioni di Castellucci in aula sono state lisce, ordinarie, a ruota libera, con tanto di slide e grafici, snocciolando numeri. Le carte buttate sul tavolo da un giocatore disperato che ha cominciato la sua arringa proprio dal tragico 14 agosto 2018: "Quel giorno sono arrivato a Genova per primo e ho cercato di aiutare gli uomini comitati di crisi, ma sentivo la grande frustrazione per non poter essere di aiuto se non accelerando i lavori per la strada del Papa. Ma questo non cancella quello che è successo: il ponte è caduto e non doveva cadere”.
Castellucci prima di entrare nel merito degli aspetti tecnici e amministrativi, il cuore delle sue dichiarazioni spontanee di difesa, ha fatto una lunga premessa, si è tolto un peso che lo schiacciava da sei anni: "Questa tragedia mi ha colpito, per le vite spezzate, per le comunità distrutte, per l'assurdità di una morte sbalzata da un viadotto in una mattina di agosto, penso che abbia afflitto questa tragedia non solo Genova ma tutta Italia e penso che abbia afflitto tutti coloro che hanno un senso della comunità e io ero l'amministrato delegato della società che ha gestito il ponte per 50 anni, questo peso lo sentivo allora e lo sento anche adesso, sono andato per primo a Genova quel giorno del 14 agosto, ho cercato di aiutare i comitati di crisi, di mettermi a disposizione di quello che sarebbe diventato commissario e presidente della regione e con l'ammirazione per quelli che stavano gestendo questa crisi e salvando vite umane scavando, e io sentito la grande frustrazione di non poter essere utile se non accelerare l'apertura della strada del Papa".
Poi l'autogol, il lapsus, "nei successi tredici mesi ho cercato di fare tutto quello che potevo per alleviare la mia colpa, scusate, per alleviare le pene di coloro che avevano sofferto per questa tragedia".
Aspi sbagliò nel fare comunicato per salvare titolo in borsa
Castellucci prende le distanze anche dalla vecchia azienda: "Devo dire che ho subito sbagliando la decisione aziendale di fare quel comunicato, mi sembra il 16 agosto, sbagliata nei tempi e nei modi in cui la società minacciava azioni per turbativa del prezzo del titolo, fu un errore gravissimo, non mi sottraggo alle mie responsabilità, ma fu chiesto dalla Consob, con il senno del poi una cosa sbagliata, qualche giorno dopo decido pubblicamente di dichiarare che ci sentivamo responsabili, seppure non colpevole perchè la colpa è quello che cercheremo di accertare in questa sede, feci pubblicare sul giornale che noi ci sentivamo responsabili, io mi sento tutt'ora responsabile di quella che era la gestione del ponte, ma non in termini di colpa, ovviamente, ma eravamo coloro che avevano la custodia del bene, e una delle cose che più ha addolorato e che a crollare è stato un ponte di una società ricca nella quale le risorse economiche non sono mai state un problema, un ponte sul quale i lavori erano continui, il giorno dopo la tragedia, il 16, sul Secolo XIX titolò "crolla il ponte dei cantieri infiniti", perché si lavora tutti i giorni per migliorarlo, si lavorara da almeno tre anni per sostituire i componenti, per migliorare il livello di sicurezza, per eventuali caduta di new jersey, di gard raill in caso di incidenti nella strada e sulle case sottostanti, una grande società di ingegneria, Cesi, due anni prima aveva detto e poi ha confermato a valle dalla tragedia, che senza dubbio che le procedure ispezioni erano adeguate a cogliere le mutazioni del ponte, questo era lo stato del ponte, un ponte su cui si investiva con regolarità".
Crollo è una sconfitta per tutti
"Forse dicendo che il crollo rientra in quegli eventi riconducili ai paradigmi dell'ingegneria classica si è andati un po' oltre - ha ribadito Castellucci - ma il sensor era che il ponte era monitorato, valutato da società serie con budget molto importante, per questo non riesco ad accertare che questo ponte sia crollato, è stata una sconfitta per tutti, per la collettività, per l' azienda, per gli sforzi collettivi che avevano portato a sicurezza sulle nostre strade, tutto annullato dal crollo. Ho sempre dato disponibilità alla ricostruzione del ponte, collaborando con il commissario Bucci, anche se probabilmente, come detto a suo tempo noi avremmo potuto fare più velocemente".Ho devoluto bonus per studi figli vittime
Costi manutenzioni mai calati
"Il piano finanziario di Aspi con il decreto Genova presenta circa 21 miliardi di dividendi in 19 anni dal 2020 al 2038. Un importo quasi doppio di quello distribuito prima del 2016. Ritengo che l'idea di dividendi abnormi e crescenti sia un'idea che non ha basi. Le manutenzioni avevano un importo superiore a quello previsto dai contratti. Posso solo dire - ha concluso Castellucci - che Autorità dei trasporti ha fatto un'analisi per verificare l'efficienza della spesa dei vari concessionari e ha stabilito che Autostrade spendesse troppo, un 10% in più di quanto doveva".

Tanti potevano aiutarci, anche l'ingegner Morandi
Ho fatto quello che potevo sulla base di quanto sapevo
Noi gestiviamo il ponte - ha concluso Castellucci - e il peso del crollo me lo sentirò sempre e comunque addosso, c'è solo il sollievo cho penso di avere fatto quello che potevo sulle basi di quello che sapevo".
Il manager rischia la galera per la tragedia di Avellino
Giovani Castellucci vive da mesi con l'incubo di finire in galera. Condannato a sei anni per la strage del pullman precipitato nel 2013 sul nodo autostradale di Avellino in cui morirono 40 morti, le porte della prigione per lui potrebbero aprirsi il primo aprile, il giorno della decisione della Cassazione: "Sono solo un capro espiatorio"
IL COMMENTO
Partito del no, del si e magari del ni. Uffa che barba di campagna elettorale
Genova, il grande dono della Sopraelevata