Cronaca

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"In quel contesto non c'era pericolo di ordine pubblico e io non indossavo il casco".

Con la testimonianza di Rosario Faracci, agente della Digos squadra stadio di Genova, si è riaperto uno dei processi di Genoa-Siena per il quale siedono sul banco degli imputati quattro ultrà rossoblù Piermarco Pellizzari, Massimiliano Leonardi, Nicolo Castelletta e Cristiano Grasso accusati di lesioni personali in concorso.

In aula al palazzo di Giustizia di Genova di fronte al collegio presieduto dal dott. Marco Devoto sono stati proiettati i primi filmati relativi alla sospensione della sfida temporanemente interrotta e poi ripresa il 22 aprile 2012.

L'agente della Digos di Genova ha poi sottolineato in aula di avere, nel corso della manifestazione dei tifosi, ricevuto rassicurazioni da uno degli imputati (Pellizzari,ndr) sul fatto che non ci sarebbe stata alcuna invasione di campo, invasione che infatti poi non si è concretizzata.

"Mi ha detto 'tranquillo non scendiamo'" ha raccontato. Poi ha aggiunto: "Ho sentito gli ultrà chiedere ai giocatori dire 'Toglietevi la maglia, non siete degni di portarla' ma non c'è stata alcuna manifestazione contro la polizia".

Tra gli altri testimoni il pm Biagio Mazzeo ha indicato i nomi di Marco Rossi, Beppe Sculli, Giandomenico Mesto e Cesare Bovo, oltre al presidente del Genoa Enrico Preziosi e al direttore sportivo Stefano Capozucca, a undici poliziotti e a cinque stewards.

I difensori degli imputati, Stefano Sambugaro, Davide Patrinieri e Maria De Pascalis hanno indicato un centinaio di testimoni tra i quali i calciatori Sculli, Rossi, Bovo, Gilardino, Giorchera e Palacio e il direttore sportivo del Genoa Capozucca.