
Se si agisce subito, ritiene Saccomanni, è sperabile che l’effetto sui tassi d’interesse sia positivo e si possa finire l’anno con un dato consuntivo sul deficit ben inferiore al maledetto limite del 3 per cento, grazie ad alcune operazioni già allo studio, come una serie di privatizzazioni, e la rivalutazione delle quote della Banca d’Italia oggi a bilancio degli istituti che ne detengono il capitale per cifre irrisorie.
Una volta aggiornate le quote di via Nazionale ne beneficerebbe anche l’Erario. Solo così, è sempre il pensiero del ministro, si potrebbe aprire una seria prospettiva per la riduzione delle tasse e rendere praticabile un sostegno alle imprese con l’alleggerimento del cosiddetto cuneo fiscale. Ma questo presuppone che non si vada a votare presto, altrimenti è tutto inutile. E oltre alle sanzioni del mercato, avremmo anche le multe dell’Unione Europea. Anche l’ipotesi di differire l’aumento dell’Iva a fine anno, secondo Saccomanni, è poco praticabile. Nemmeno se aumentassimo la benzina di 15 centesimi, è l’esempio che propone il ministro, riusciremmo a incassare l’equivalente. Ma, avverte, "io non mi metto alla disperata ricerca di un miliardo se poi a febbraio si va a votare. Tutto inutile se una campagna elettorale è già iniziata".
Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, esprime a Saccomanni "vicinanza e piena sintonia". Lo riferiscono fonti di Palazzo Chigi aggiungendo che "i margini per soluzioni di politica economica ci sono". Le stesse fonti aggiungono con fermezza che devono finire gli "aut aut al governo".
IL COMMENTO
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