cronaca

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17 gennaio 2014: la Liguria è tagliata a metà dopo che una frana ha travolto l’intercity 660 Milano Ventimiglia partito pochi istanti prima dalla stazione di Andora e in viaggio verso Cervo, nell’imperiese. Una tragedia sfiorata, con i vagoni, con a  bordo circa 200 passeggeri, praticamente in bilico sul mare, a un passo dal precipizio e i due macchinisti lievemente feriti.

Un disastro causato dall’uomo, come dirà il pm incaricato delle indagini. Già, perché a crollare sul treno è stata una collina pesantemente cementificata, resa fragile dalle pesanti piogge delle settimane precedenti ma soprattutto dalle costruzioni abusive che hanno fatto cedere di schianto il terreno. Le immagini del treno in bilico fanno subito il giro d’Italia, mentre il ponente ligure si ritrova isolato dalla ferrovia.
 
Ancora una volta i liguri rispondono con determinazione allo scempio del loro territorio, e la delicata operazione di rimozione del treno, un lavoro senza precedenti condotto con le gru appoggiate sulle piattaforme galleggianti ancorate a pochi metri dalla costa, riesce in tempi record, tanto che i treni tornano a circolare a inizio marzo. Nel frattempo però quasi nulla è stato fatto per rimediare alla fragilità del territorio e alla debolezza delle ferrovie del ponente.

Se è vero che dopo l’episodio vengono sbloccati i lavori tra Andora e San Lorenzo, il raddoppio della ferrovia del ponente resta una chimera. La tragedia sfiorata ad Andora ha insegnato una volta di più che la Liguria è una regione fragile dal punto di vista idrogeologico e infrastrutturale, ma non è servita a far capire che servono decisioni drastiche per togliere questa regione dall’isolamento che la soffoca. Resta la consolazione di un disastro che solo per un miracolo non ha fatto vittime.