
La grande stagione delle due liguri di B ha un significato che trascende l'attualità: le due genovesi in A vivono infatti un'annata di sofferenza, quasi stabilmente a contatto con la zona retrocessione, per conseguenti non irrilevanti tensioni ambientali, con i presidenti sopportati se non apertamente contestati.
Già, i presidenti sono forse il discrimine più forte, la maggiore contraddizione tra le “piccole” e le “grandi” della nostra regione. Al contrario di Genoa e Sampdoria, Virtus Entella e Spezia hanno un assetto proprietario locale e scaturito da una solida attività industriale, la siderurgia per il chiavarese Antonio Gozzi e il petrolio per Gabriele Volpi, recchelino “trapiantato” nella città dell'estremo Levante.
Certo, a Chiavari come alla Spezia non c'è la tradizione che fa di Genova nel calcio italiano la capitale storica e uno dei centri principali, con circa 40mila abbonati complessivi; addirittura lo stadio della Virtus non ha ancora intitolazione personale. Ma alla carenza di radici storiche, come di dimensioni nel seguito, le due realtà emergenti suppliscono con qualcosa che, come insegna il Sassuolo, aiuta a compensare gli altri difetti: idee e investimenti.
Il nuovo centro sportivo Ferdeghini alla Spezia, l'avveniristico WyLab a Chiavari dove la società locale è supportata da una vera e propria comunità di sponsor: iniziative emblematiche di un buon radicamento, assistito da adeguati impieghi finanziari. Proprio il radicamento sembra ormai mancante a Genova, dove un avellinese e un romano, dalle fortune imprenditoriali controverse, hanno il solo punto di contatto col territorio nei club di calcio; entrambi, infatti, in ribasso.
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