
In difesa Zukanovic si era rivelato, alla fine, il meno peggio: e a gennaio è stato venduto. Moisander è stato una delusione mentre Cassani l’ha sfangata con l’esperienza: i due potrebbe restare ma come titolari è un rischio.
A centrocampo Fernando, spostato a mezzala, ha ritrovato quelle qualità che lo avevano messo in luce ma alcuni difetti dovrà limarli mentre Barreto ha fallito completamente e il suo destino è in bilico. Lazaros si è rivelato un comprimario mentre Carbonero non se la stava cavando male ma il misterioso infortunio monstre al ginocchio lo ha tolto di mezzo per molti mesi.
Per l’attacco, invece, in estate erano arrivati Rodriguez e Cassano. Lo spagnolo è un mistero gaudioso perché così non può che essere uno che, in una stagione, gioca 78 minuti, nemmeno una partita intera. Fantantonio ha acceso qualche volta il suo genio ma, non solo per i nostalgici, è rimasto appunto tale: un ricordo.
A completare il cerchio, Walter Zenga. Rivalutato dalla debacle del confermato Montella, il tecnico milanese aveva affidato il suo gioco ai lanci lunghi di Viviano e ai gol di Eder. Un’idea basica ma per qualche tempo efficace, per un allenatore che, ora, si gusta la sua sottile vendetta da lontano lanciando stoccate a Ferrero: “Oggi il vento è girato-ha detto in un’intervista-e ora il Presidente cosa fa, si autoesonera?”.
Veleno distillato in quantità industriali dal quale la nuova Sampdoria dovrà disintossicarsi e immunizzarsi se non vorrà ripetere, l’anno prossimo, il calvario vissuto in questi mesi.
IL COMMENTO
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