
"A maggio ho detto: andrò fino in fondo, con chi ci sta. A gennaio dico: andrò fino in fondo, con chi ci sta. Senza fare accordi per un posto. Per una ragione ben precisa", dice Regazzoni. E spiega il suo punto di vista da duro-e-puro sulla rottura: "Non è credibile, e non è serio, fare una dura battaglia per il rinnovamento della politica e del gruppo dirigente del Pd genovese per poi, al momento opportuno, scoprirsi pompieri o costruttori di ponti e fare un accordo con quel gruppo".
Il filosofo quindi prosegue il suo percorso quindi, al suo fianco nuovi collaboratori. "Se perderò politicamente perché a Genova ci sarà un centrosinistra con un candidato unitario o perché sarò escluso da eventuali primarie né prenderò atto con serenità e resterò, da sconfitto, nel mio partito. Quel che è certo, per usare le parole di un grande uomo politico, è che non sarò mai tra quelle anime timide che non conoscono né la vittoria né la sconfitta", conclude il pop-filosofo.
IL COMMENTO
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