
Appelli che rischiano di rimanere inascoltati. E proprio a Genova, dove la componente legata ai bersaniani è comunque molto numerosa, il rischio di perdere molti militanti è elevatissimo: "Ci sono pochi margini di manovra a questo punto - sottolinea il senatore Vito Vattuone - ed è chiaro che se ci sarà la scissione, un po' di erosione nel partito ci sarà".
Non soltanto i d'alemiani del gruppo Montaldo, dunque, ma anche altri: da Tullo a Margini l'impressione è che un pezzo storico del partito sia pronto ad uscire. I renziani sono in attesa: Simone Regazzoni, sempre pronto alla candidatura a sindaco, dice di non drammatizzare la scissione: "E' un passaggio politico - afferma - dobbiamo pensare ad un panorama nuovo".
Regazzoni pensa già alle alleanze in vista delle amministrative: "Se Forza Italia rompesse con la Lega si potrebbe pensare a una grossa coalizione, il partito della nazione va all'ordine del giorno". Parole che difficilmente potrebbero trovare molti consensi anche tra gli stessi renziani.
Quasi certamente in Liguria è destinato a rimenere nel partito chi è vicino al ministro Orlando: Terrile, Lunardon e la forte componente spezzina vicina al titolare del dicastero della giustizia, potrebbero avere un ruolo chiave. In caso di scissione non si può escludere che il tentativo di una candidatura unitaria, possibilmente della società civile, si possa ancora fare sia a Genova che alla Spezia. Viceversa saranno primarie: a Genova con Regazzoni c'è un altro renziano in corsa ed è l'assessore Piazza.
A sfidarli potrebbe essere il vicesindaco Bernini che si è detto pronto a rappresentare la componente più a sinistra del Pd. Alla Spezia invece la competizione sarebbe tra il paitiano Corrado Mori e l'orlandiano Davide Natale. Ma la strada è lunga e molto dipenderà da quanto avverrà nell'assemblea con la resa dei conti in casa Pd.
PAITA CONTRO D'ALEMA - "La scissione è un errore gravissimo per l'Italia. La minoranza usa toni inaccettabili, tutto l'opposto di quello che ci si attendeva. Aggrappati a un passato vintage, capaci di tutto, anche di provare a ridicolizzare una grande storia. Farebbero qualsiasi cosa per liberarsi di Matteo Renzi, anche rubarci il sogno di un PD che cambi il Paese". Lo afferma la capogruppo del Pd al Consiglio regionale della Liguria e componente della direzione del partito, Raffaella Paita. "Mi appello alla parte che sta tenendo un filo aperto. Non permettiamo a D'Alema il ruolo di pifferaio magico. Salviamo il Pd", dice Paita.
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CAMPO PROGRESSISTA - "Evitare una scissione" nel Pd, che sarebbe "non solo un peccato, non solo una sconfitta, ma una sciagura per il Paese". E' l'auspicio da "non iscritto" di Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano e leader di Campo Progressista, che da Londra, prima della presentazione al King's College, di fronte a una platea di studenti italiani, del film 'Il sindaco professore', dedicato alla figura di Renato Zangheri, storico primo cittadino Pci di Bologna dal 70 all'83, chiede a tutti "un passo indietro per poi farne due in avanti".
LE REAZIONI DELLA 'MINORANZA' - Il governatore della Puglia, Emiliano: "Scissione evitabile, ma non abbiamo paura". Bersani: "Aspetto che lo dica il segretario". Rossi: "Evitare un congresso-conta che releghi la sinistra a ruolo marginale nel partito". D'Alema annuncia che non parteciperà all'assemblea PD. Appello di Franceschini per evitare la scissione: "I margini ci sono".
GUERINI CONTRO GLI ULTIMATUM - Il numero 2 del partito Lorenzo Guerini si è scagliato via Twitter contro la 'minoranza' "Toni e parole che nulla hanno a che fare con una comunità che si confronta e discute. Gli ultimatum non sono ricevibili".
IL COMMENTO
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