
Ora, appare impossibile che Renzi non abbia valutato quelle reazioni e soprattutto non si aspettasse il contraccolpo apparentemente più duro, cioè la riconferma di Visco. Se così stanno le cose, però, la conclusione cui bisogna giungere è che in realtà a Renzi andasse benissimo lo statu quo in Bankitalia, perché in questo modo avrà le mani libere nella prossima compagna elettorale.
Sul delicato tema delle banche, che più volte ha richiamato il conflitto di interesse della ministra Maria Elena Boschi (il papà era vicepresidente di Etruria, uno degli istituti finiti male), Renzi aveva ed ha un grave problema di credibilità. Se avesse ottenuto la testa di Visco avrebbe avuto un utile e comodo capro espiatorio sul quale scaricare tutte le responsabilità di quanto avvenuto. Quella testa, però, non è rotolata.
All'apparenza è una sconfitta, ma in realtà questo consentirà al leader del Pd di accendere la campagna delle prossime politiche sparando su un Governatore che egli potrà dire di non avere voluto. Visco, dunque, rimarrà comunque il suo principale capro espiatorio, la vittima di attacchi che Renzi non lesinerà nell'ovvio tentativo di allontanare da se' e dalla sua ministra ogni ombra sul "caso banche".
Del resto, fin dall'esplodere di questa vicenda l'ex premier che aspira a tornare a Palazzo Chigi si è espresso in modo esplicito: "Io fra l'establishment finanziario che vuole la conferma di Visco e i risparmiatori non ho alcun dubbio nello schierarmi con questi ultimi". Capito l'antifona? E un assaggio di questa linea Renzi e il Pd la offriranno la settimana prossima, quando alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul disastro bancario italiano arriverà in audizione proprio Visco. Possiamo scommetterci che al Governatore appena riconfermato di Bankitalia non verranno fatti sconti. Ormai, Renzi ha già la ferocia di chi è scatenato nella caccia al voto.
IL COMMENTO
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