
"Si tratta di 1 miliardo attribuibile a crediti fiscali che Carige non ha potuto esprimere in quanto non è ancora in utile, ma in caso di fusione e aggregazione potrà farlo. Più un altro miliardo che in caso di fusione e aggregazione potrà esprimere perché potrà adottare modelli che le permetteranno di valorizzare il patrimonio, cosa che ora non può fare" sottolinea De Fecondo chiedendo, dopo che il decreto Genova ha permesso di restituire tranquillità a risparmiatori e correntisti, di fare un passo per "restituire valore anche a chi ha sottoscritto in passato gli aumenti di capitale permettendo a Carige di arrivare fin qui".
Come? "Nello scambio di valore dell'azione Carige con un altro istituto bancario che avverrà con l'aggregazione, deve essere valorizzato il titolo Carige" facendo
pesare appunto i due miliardi che oggi non si vedono. Ma prima di arrivare a quel punto ci sono ancora passi da fare, hanno spiegato nell'incontro di oggi i commissari a De Fecondo. C'è la vendita di altri Npl (non performing loans) i crediti deteriorati che pesano sul bilancio, e ci saranno da esaminare i nuovi coefficienti patrimoniali che la Bce dovrebbe comunicare il prossimo mese.
IL COMMENTO
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