
Se Genoa e Sampdoria, infatti, si fondessero in un'unica squadra, i rispettivi sostenitori sarebbero talmente "contenti" che il giorno dopo Genoa e Sampdoria rinascerebbero dalla proprie ceneri in Terza Categoria. E lo stadio dove giocasse l'eventuale Superba risulterebbe desolatamente vuoto mentre quello che ospitasse il nuovo Genoa e la nuova Sampdoria sarebbe colmo di pubblico e di passione. Già, la passione. Ciò che Paoli, nella sua banale provocazione, dimentica. D'altronde, era lecito aspettarselo. Nella stessa intervista, infatti, l'illustre cantautore si professa genoano. Appartenenza che tuttavia non gli impedì, nel 1991, di salire sul palco della stadio Carlini, dove si celebrava la festa dello scudetto appena vinto dalla Sampdoria, con il giubbotto blucerchiato. Un vero genoano non lo avrebbe mai fatto, così come i veri sampdoriani non gradirono quel gesto arruffapopolo.
La passione, dunque. Ma c'è dell'altro. La somma di due squadre, per come è strutturato il calcio moderno, non significherebbe assolutamente generarne una più grande ed "importante", anzi. Da questa operazione artificiosa nascerebbe una creatura senza testa, senza pubblico, senza risorse economiche (che sono parametrate a risultati, bacino d'utenza e storia).
Genoa e Sampdoria non sono "soltanto" due squadre di calcio, ma incarnano due storie, due identità, due valori e due rivalità aspre e leali che tutto rappresentano tranne che una "saga di paese", come l'ha definita Paoli.
Sono due patrimoni diversi, ma uniti dallo stesso filo d'amore, di questa città e di questa regione. Eliminare Genoa e Sampdoria per creare un'unica formazione equivarrebbe ad avere preteso di realizzare con Paoli, Tenco, Lauzi, De André, Fossati, New Trolls - la meravigliosa scuola genovese di cantautori - un unico artista, sopprimendo tutti gli altri. Con il risultato di non avere niente. Insomma, meglio "Il cielo è sempre più blu" de "Il Cielo in una stanza".
IL COMMENTO
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