Con Taranto ferma le conseguenze su Genova sono ovvie e immediate. L'equazione matematica è facile: Niente lavoro a Taranto uguale niente lavoro a Genova e allora sarà subito la piazza il nuovo scenario dei lavoratori dell'ex Ilva. Il passo indietro di ArcelorMittal ha scatenato la rabbia nel mondo del lavoro e i sindacati sono pronti a fare battaglia. Il dito è puntato verso il governo accusato da più fronti di non aver rispettato l'accordo siglato lo scorso anno con Mittal e aver servito su un piatto d'argento al gruppo indo-europeo l'occasione per tirarsi indietro, i maligni dicono dopo aver fatto i nuovi conti sulle opportunità di guadagno nell'attività. Nello stabilimento di Genova Cornigliano ci sono mille lavoratori più altri 280 in cassa integrazione che aspettano di essere reinseriti.
Intanto in mattinata a Genova si svolge l'incontro tra sindacati e Regione. Il governatore Toti e l'assessore allo Sviluppo economico Andrea Benveduti si siedono al tavolo per stabilire insieme ai rappresentanti dei lavoratori come agire. L'obiettivo di Genova è creare ancora una volta un fronte unico per fare pressione sul Governo affinchè trovi una soluzione per non far perdere all'Italia e a Genova la siderurgia. L'ex Ilva vale quasi l'1,5% di pil e vede tra diretti e indotto impegnati oltre 20mila lavoratori. Le operazioni e le trattative per ricucire lo strappo sono iniziate subito dopo la 'bomba' sociale e politica esplosa dopo l'annuncio di Mittal.
A Roma si tiene un vertice che potrà dare spunti e far capire meglio quello che sarà il futuro di Taranto, Genova, Novi Ligure e degli altri stabilimenti italiani. Il premier Conte incontra infatti i vertici dell'azienda. Giovedì alle 14 invece il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli terrà un'informativa alla Camera sulla situazione dell'ex Ilva.
Intanto il gruppo LIsta Crivello chiede una convocazione straordinaria del Consiglio Comunale di Genova "per tutelare, difendere i lavoratori e le capacità produttive del Paese e della nostra Città.
IL COMMENTO
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