
"Il settore della Cannabis Sativa in Liguria ha preso piede soprattutto nelle zone a più alta vocazione floricola, le quali stanno sperimentando le grandissime potenzialità di questa coltura, coltivata nel pieno rispetto delle regole, che può contribuire allo sviluppo del territorio e facilitare quella modernizzazione che si richiede al comparto, riducendone notevolmente la dipendenza dall’estero". Lo rende noto Coldiretti Liguria, che sottolinea: "Il decreto del Ministero della Salute stabilisce, in particolare, che il limite massimo di Thc per i semi di cannabis sativa, la farina ottenuta da semi e gli integratori contenenti alimenti derivati è di 2 milligrammi per chilo, mentre per l’olio ottenuto da semi è di 5 milligrammi per chilo.
“La cannabis coltivata in Liguria è un prodotto che punta sulla qualità delle infiorescenze, dalle quelli si producono principalmente estratti, oli aromatici, prodotti cosmetici, alimentari, che sfruttano tutte le caratteristiche positive contenute nei cannabinoidi, componenti nobili della pianta, che, al contrario del thc, possiedono proprietà che possono rispondere a diversi utilizzi", affermano il Presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa. "Ed è per questo, che ora serve un analogo intervento legislativo per regolamentare una volta per tutte anche il settore che coinvolge la commercializzazione dei derivati della cannabis sativa nel rispetto dei principi costituzionali e convenzionali, dopo la sentenza restrittiva emessa a fine maggio dalle Sezioni Unite della Cassazione sui limiti della legge 242 del 2016”.
IL COMMENTO
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