
"Giocare a porte chiuse, senza pubblico, è come se fosse la partita di allenamento del giovedì. Io personalmente - prosegue - non so descriverlo perché non mi sono mai trovato a giocare in queste condizioni, non so nemmeno come si prepara una partita così, ma è sicuramente difficile. Già guardarla non è la stessa cosa, figuriamoci per chi c'è dentro come sia difficile trovare gli stimoli e la concentrazione".
"Si parla - conclude - di un possibile recupero dei campionati in estate, ma bisogna affrontare il problema a 360 gradi. Se c'è la possibilità di giocare, è giusto che si finisca, perché c'è in ballo il futuro delle squadre, a livello di classifica, di Coppa Italia, di Champions League. Tutto però dipenderà da quanto ancora dovremo restare fermi. Se a fine emergenza ci sarà il tempo, e la disposizione da parte di tutti, considerando che dovrà esserci anche lo "stacco" prima dell'inizio della nuova stagione, con lo spazio per il calciomercato, si dovrà pensare a come portare a termine la stagione. Non saprei cosa sarebbe preferibile, se finire il prima possibile o continuare a giocare in estate, non è facile pianificare il rientro in base ai tempi a disposizione".
IL COMMENTO
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