
"I dati confermano, prima di ogni altra cosa, la sottocapitalizzazione di un sistema, che presenta, a livello aggregato delle tre Leghe, un patrimonio netto di € 490 mln contro un indebitamento esterno di € 4,3 miliardi: cioè a fronte di ogni euro di capitale il sistema presenta circa 9 euro di indebitamento esterno. In queste condizioni, trovare solo nella diminuzione del costo del lavoro, che rappresenta circa il 64 % del totale costi, una azione diretta ad incidere sul contenimento dei costi, mi sembra una strategia estremamente riduttiva".
"Nel mondo bancario, oltre ad interventi mitigatori del costo del lavoro, si propongono concorrenti forme di interventi: di ricapitalizzazione da parte degli azionisti; di semplificazione degli assetti organizzativi e di struttura; oltre ad una ben definita strategia di uscita dalla crisi. Di tutto ciò non c’è traccia alcuna nella delibera assembleare; quale “strategia” di contenimento delle perdite c’è solo “la diminuzione del costo del lavoro”.
"Ritengo - conclude Parisi - che qualunque intervento di fondo per il sistema calcio, ad iniziare dal costo del lavoro, non possa che vedere intorno ad uno stesso tavolo sedere i rappresentanti dei datori di lavoro (Leghe – e non solo Serie A- e FIGC) e dei lavoratori (AIC) che, anziché criticare, peraltro, a mio avviso correttamente, la decisione della Lega Serie A, dovrebbe proporre, anch’essa, una ipotesi di lavoro sulla quale dialogare".
IL COMMENTO
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