
"Grazie al processo amministrativo telematico - ha commentato Caruso - la giustizia ha funzionato in modo sostanzialmente regolare anche nelle circostanze eccezionali determinate dalla pandemia". Il presidente ha poi sottolineato che a fronte del calo dei ricorsi "dovuti al reiterato blocco di ogni attività economica a causa del Covid, il tribunale ha definito 1.141 controversie, un numero lievemente superiore al 2019 quando erano state 1.136''. Dei 769 ricorsi presenti nel 2020, il 43 per cento, ovvero 333 sono stati definiti nel corso dell'anno. I ricorsi pendenti si sono ridotti a 2.131 (- 382, cioè il 15 %, rispetto ai 2.513 del 2019). Il tempo medio per la definizione delle controversie è di poco meno di due anni. Le sentenze appellate sono state 123, nel 2019 erano state 133.
''L'analisi del contenuto delle liti evidenzia in primo luogo, la criticità nella delimitazione delle competenze tra le istituzioni centrali e locali nella gestione dell'emergenza. Difficoltà interpretative sono poste dall'applicazione della disciplina "acceleratoria" emanata per favorire la ripresa economica post - pandemia, anche con riguardo alla compatibilità con le direttive europee sulla concorrenza", afferma Caruso. Il contenzioso maggiore è sempre quello in materia di edilizia, i ricorsi sono stati 150, ma anche quello che riguarda gli appalti pubblici. Emerge, poi, un diffuso contenzioso in materia di concessioni demaniali marittime, 56, riconducibile al mancato allineamento della normativa nazionale a quella europea.
IL COMMENTO
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