
L’indagine in corso da parte dei Carabinieri del nucleo investigativo di Genova ha fatto emergere le falle e le inefficienze di una misura che, seppur utile a sostegno delle persone in reale stato di bisogno, concede ampio margine ai soliti furbacchioni: nella rete dell’Arma, tra Genova e provincia ai primi di aprile, sono finite 42 persone. In questi giorni sono stati denunciati 37 cittadini extracomunitari (23 nigeriani, 4 senegalesi, 1 tunisino, 1 ghanese, 1 afghano, 3 gambiani, 2 ivoriani, 2 marocchini) molti dei quali residenti presso strutture di accoglienza genovesi, altri al momento irreperibili, e n.5 romeni, tutti ritenuti responsabili a vario titolo dell'indebita percezione del reddito di cittadinanza.
In particolare, dagli accertamenti dei Carabinieri di Genova è emerso che, per ottenere il sussidio, gli indagati avevano “autocertificato” il possesso dei requisiti minimi richiesti dalla legge, manipolando sistematicamente, nella maggior parte dei casi, la data d’ingresso sul territorio nazionale che deve essere retrodatata di almeno dieci anni. In alcuni episodi limitati, i denunciati hanno rilasciato false dichiarazioni sulla residenza, in altri infine hanno omesso la contestuale percezione di redditi da lavoro dipendente e la convivenza con altri destinatari del medesimo beneficio o lavoratori dipendenti. Il danno stimato è di circa 80.000 euro. Tra i furbetti vi è anche un cittadino extracomunitario che nel frattempo è stato denunciato perché trovato in possesso di una modesta quantità di hashish destinata allo spaccio ed altro percettore denunciato per riciclaggio.
L’indagine era partita nel 2018, all’istituzione stessa del reddito di cittadinanza, quando in collaborazione con i vertici provinciali dell’I.N.P.S., in più fasi i militari avevano rilevato l’erronea erogazione del c.d. “assegno sociale” in favore di 19 “insospettabili” benestanti poi denunciati e colpiti da sequestri per equivalente per quasi 650 mila euro. I militari dell’Arma riuscirono a scoprire due singolari casi in cui entrambi i coniugi, residenti nel quartiere di Albaro, pur non avendone titolo, avevano astutamente inoltrato autonome domande e beneficiato così per mesi dello specifico contributo. Altro denunciato trascorreva l’abbondante tempo libero partecipando a gare automobilistiche. Gli accertamenti proseguiranno, perché sono ancora numerose le posizioni da verificare.
IL COMMENTO
Che brutta quella piazza cerniera che doveva salvare il centro storico
La scienza dei sondaggi: ecco come lavoriamo per raccontare la realtà insieme a Primocanale