
Un centro di ascolto diocesano dedicato alle necessità dei detenuti e delle loro famiglie. E' l'incarico affidato dall'arcivescovo di Genova mons. Marco Tasca e presentata nella lettera pastorale "Cammino di libertà" in occasione della Quaresima. Una iniziativa per rafforzare il ruolo della Chiesa come "ponte" tra il carcere e la società, offrendo supporto materiale e spirituale a chi vive l’esperienza della detenzione, alle famiglie ma anche alle vittime dei reati. Il nuovo centro si inserisce in un contesto di impegno già consolidato della Chiesa genovese attraverso cappellani, diaconi, religiosi e volontari laici. Mons. Tasca sottolinea poi l’importanza di "non lasciare indietro nessuno", invitando la comunità cristiana a vivere la misericordia anche nei luoghi della detenzione.
Centro di ascolto per detenuti e famiglie aperto anche alle vittime dei reati
"Ho dato quindi incarico di realizzare, anche come frutto concreto di questo Anno Santo, un centro di ascolto diocesano per le necessità dei detenuti e delle loro famiglie, su modello di quanto già avviene con il FAU (Fondazione Anti Usura) - scrive il vescovo Tasca - uno sportello aperto, con molta discrezione e delicatezza, ai problemi delle famiglie dei detenuti, inserito nella rete ecclesiale, anche solamente per strappare le famiglie dalla loro solitudine, dalla stigmatizzazione da parte della società e per favorire percorsi di detenzione alternativa o di presa in carico di quei soggetti che ne manifestano la volontà, ma anche come sguardo aperto alle vittime dei reati e alle loro famiglie, per cui la Chiesa, da sempre ministra della riconciliazione, non può ignorare i percorsi ormai recepiti dal mondo della giustizia e proposti come ‘giustizia riparativa’".
Il centro di ascolto diocesano sarà un punto di riferimento per ascoltare le esigenze dei detenuti e delle loro famiglie, facilitando il reinserimento sociale e offrendo sostegno psicologico, burocratico e lavorativo. L’iniziativa si affianca ai 33 centri di ascolto Vicariali già attivi nella Diocesi di Genova, che ogni anno assistono migliaia di persone in difficoltà.
Mons. Tasca esorta i fedeli a guardare ai carcerati con compassione cristiana, ricordando che la visita ai carcerati è un'opera di misericordia utilizzando la parabola del figliol prodigo usata per illustrare il percorso di perdita e ritrovamento della libertà, paragonandolo all'esperienza dei detenuti. Una richiesta di attenzione dell'arcivescovo "in sintonia con quanto espresso da Papa Francesco nella bolla di Indizione del Giubileo: “saremo chiamati ad essere segni tangibili di speranza per tanti fratelli e sorelle detenuti”.
'Liberi' ma rinchiusi in gabbie invisibili
"La riflessione sul carcere può esserci di stimolo a considerare tutto ciò che può limitare le nostre libertà personali - scrive sempre Tasca nella lettera - anche noi, esseri ‘liberi’, siamo spesso rinchiusi in gabbie invisibili fatte di dipendenze e di pregiudizi, di asservimento alla moda o al pensiero dominante, di manie complottiste, dell’incapacità di esercitare un pensiero critico. E tutti, senza esclusione, dobbiamo avere la consapevolezza della nostra fragilità e del nostro peccato; specie quando quest’ultimo può essere di fronte a Dio molto più grave del ‘reato’ che ha portato in carcere un nostro fratello. Questa consapevolezza su noi stessi ci aiuti a guardare il mondo dei carcerati con occhio non giudicante ma cristianamente compassionevole, come sempre la Chiesa ha fatto in obbedienza alle indicazioni di Cristo il quale ha posto la visita ai carcerati (non a quanti sono ingiustamente carcerati, ma a tutti indistintamente) sullo stesso piano delle altre opere di misericordia"
Carceri genovesi luoghi giubilari
"Le carceri sono luoghi dove siamo chiamati a vivere le opere di misericordia e, come Chiesa che è in Genova abbiamo voluto sottolineare questo riconoscendo la casa circondariale di Marassi e quella di Pontedecimo quali luoghi giubilari. Essi sono luoghi aperti, nelle forme e nelle modalità consentite, per fare esperienza del richiamo evangelico “siete venuti a visitarmi”. I cappellani sono quindi a disposizione per concretizzare questa opportunità, che, laddove non si possa tradurre in una presenza fisica dentro i confini degli istituti penitenziari, può diventare occasione di testimonianza per gruppi e parrocchie, oppure di particolare attenzione delle stesse con momenti di preghiera e raccolte mirati.
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IL COMMENTO
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