I PANI E I PESCI E LA CULTURA DELL’ELEMOSINA

31 Lug 2018 by FrancoManzitti, 1 Commento »

I PANI E I PESCI , LA COMPASSIONE
E LA CULTURA SBAGLIATA DELL’ ELEMOSINA

Non c’è un miracolo più famoso della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Ne hanno parlato tutti e quattro gli evangelisti ed è un caso molto raro, se si pensa che della nascita di Gesù a Betlemme scrive solo Luca e i Re Magi sono raccontati solo da Matteo, come solo Giovanni ricostruisce l’episodio del buon Samaritano. Marco dei quattro Evangelisti è quello che aggiunge un particolare, un dettaglio in più nella narrazione dei pani e dei pesci. Aggiunge che Gesù, di fronte a quella folla affamata e disperata, “provò compassione”.
Su questa “compassione” padre Gilardi fonda la sua omelia nella Chiesa del Gesù piena di fedeli anche nella canicolare serata di fine luglio.
E’ un modo diverso di spiegare quel miracolo così noto e carico di tutti quei simbolismi che sono contenuti nei Vangeli e che racchiudono il loro pregio speciale.
Gesù ha di fronte una folla di 5 mila persone che si devono contare_ secondo Giovanni_ senza le donne e i bambini. Quindi è una folla che diventa molto più numerosa_ dice il celebrante_ almeno 10 mila persone, davanti alle quali Gesù prova compassione “perchè non hanno nulla da mangiare”.
E’ un miracolo abbondante, al punto che, sfamata la grande folla, avanzeranno dodici ceste di pani e di pesci.
“Tutto è simbolico_ ripete dal pulpito il predicatore_ Come mai avanzano 12 ceste?” .
Alla fine della distribuzione, della moltiplicazione, ogni apostolo ha una cesta. Vuole dire che per ognuno c’è una missione. Non è un numero a caso. Ogni apostolo deve distribuire il pane che non è solo il pane materiale , moltiplicato dal Nazareno, ma è il nutrimento dell’anima, è il pane spirituale, il pane intellettuale.
Ogni Apostolo ha la sua parte. Il messaggio è chiaro, in riva a quel mare di pani e di pesci che hanno sfamato una moltitudine: la Chiesa deve distribuire bene il pane simbolico.
E qui si arriva alla compassione, quel sentimento che Gesù ha provato davanti alla folla di poveri e affamati.. Tutto inizia da quel moto del cuore, che muove verso la carità. Allora bisogna stare attenti_ dice il padre che predica_ a quello che suggerisce il nostro cuore con la compassione vera, non quella “ideologica”. Bisogna stare attenti a due aspetti, quando siamo spinti a donare, a distribuire, avendo provato quel sentimento, perchè si può sbagliare.
Sono poveri veri quelli che entrano anche in chiesa e vi chiedono l’elemosina? Il rischio è che di fronte a una cultura dell’ elemosina oramai dilagante ci sbagliamo e aiutiamo chi non ha bisogno. Donare, distribuire, mossi da compassione, deve diventare un’ azione compiuta “con discernimento”, se si vuole che sia efficace e non sprecata. Questo è l’insegnamento che arriva dalla parabola dei pani e dei pesci. La più nota e, forse, oggi la più attuale in tutti i suoi significati simbolici.

CHIESA DEL GESU’-PIAZZA MATTEOTTI

padre Gilardi SJ

DOMENICA ORE 19

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1 Commento

  1. Tiziana ha detto:

    Il rischio della cultura dell’elemosina dilagante è anche quello di aumentare la nostra diffidenza e di non aiutare più nessuno,neanche quelli che hanno veramente bisogno!

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