Cronaca

L'imputato ex responsabile delle manutenzioni di Aspi in aula ha provato a riabilitare le Rimt, le verifiche a impulsi elettrici (ritenute inaffidabili dai pm ) al fine di dimostrare che la tragedia non era evitabile. Familiari vittime indignati
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di Michele Varì

"Quanto sostenuto dai periti del tribunale e dai magistrati sulle Rimt, le prove riflettometriche utilizzate per monitorare i cavi degli stralli di ponte Morandi, non è corretto perché le verifiche effettuate negli anni '90 durante rifacimento della pila 11 dimostrano che quei controlli erano attendibili vista la coerenza fra quei risultati e quanto coperto scarnificando gli stralli della pila 11 poi rifatta".


"Monitoraggio non giustificava allarmi"

E' il cuore del discorso di Michele Donferri Mitelli, l'architetto ex responsabile delle manutenzione di Autostrade per l'Italia e fra i principali imputati del processo per la tragedia del 14 agosto del 2018 costata la vita a 43 persone.

Donferri, già stato ascoltato dai giudici il 13 novembre dello scorso anno, ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee dopo avere letto la relazione dei periti del tribunale che, a suo avviso, danno una visione distorta delle prove riflettometriche sullo stato di corrosione e ipotizzavano persino un "taroccamento" dei responsi.

"Le Rimt si sono rivelate attendibili"

Prove, le Rimt, che i pm e i periti del tribunale hanno etichettato come inadeguate per controllare un'opera come il ponte Morandi. "Autostrade per l'Italia è una delle poche aziende che le utilizzava" hanno rimarcato gli inquirenti che hanno più volte definito inutili le riflettometriche sottolineando come in alcuni casi davano risultati migliorati su cavi su cui mai si era intervenuto e che per questo con il passare del tempo avrebbero solo dovuto peggiorare, tanto che un pm aveva anche parlato di esiti "taroccati" o semplicemente di Rimt inaffidabili.

Ecco perchè ponte sicuro sino al 2030

Donferri con una serie di passaggi tecnici e formule è arrivato anche a giustificare la relazione sottoscritta anche da lui che ipotizzava per il ponte Morandi sicuro sino al 2030.

Familiari vittime indignati

Le parole di Donferri hanno indignato i familiari delle vittime, come hanno spiegato Marcello Bellasio che nella tragedia ha perso due figli e Emmanul Diaz che invece ha perso il fratello Henry.

"Donferri ha tentato di riabilitare le Rimt - ha spiegato Bellasio - che sono state smontate più volte dai periti, ma almeno non è stato saccente come era stato ieri Bert (l'ex numero 2 di Autostrade ndr)". Diaz invece è durissimo: "Donferri è quello che ha più responsabilità di questa tragedia".

Mollo smentisce Mion su induction 2010

Il primo ad essere ascoltato è stato l'ingegnere Riccardo Mollo, ex direttore generale di Aspi che ha subito smentito le affermazioni sull'autocertificazione del ponte rilasciate in aula in qualità del teste da Gianni Mion, l’ex numero uno di Edizione holding braccio destro della famiglia Benetton: "Non ero presente a quella induction del 2010 a cui ha fatto riferimento Mion, e lo provano anche gli appuntamenti della mia agenda elettronica collegata al sistema informatico di autostrade che attestano che ero da un'altra parte, c'ero invece in un'induction successiva, a cui forse Mion fa riferimento sbagliando la data, in cui si parlò dei controlli del Morandi e in cui io dissi esattamente il contrario, perchè come le Ferrovie e Anas, anche noi affidavamo la certificazione a soggetti esterni anche se collegati ad Autostrade" ha precisato Mollo, evidentemte facendo riferimento a Spea. 

Più precisamente Mollo ha detto: "Ero presente in una riunione del 2011 in cui si parla di pavimentazione curata da me, come si può verificare anche nella mia agenda elettronica, avevo presentato un documento di 68 pagine con Malgarini, e non si fa cenno al Morandi. Ricordo che a un certo punto, non  ricordo se c'era Mion, qualcuno nell'affermare che si facevano il 22.7% delle ispezioni in più qualcuno ha fatto una domanda e io dissi che i gestori di Anas e Ferrovie di stato, che hanno numero opere d'arte maggiori e hanno scelto di autocontrollarsi, ma non dissi che le autocertificavamo, non potevo avere detto che le autocertificavamo perchè era vero il contrario". 

Mollo: "Rassicurati anche da braccio destro di Morandi"


Mollo ha anche detto che oltre al suo sottoposto Malgarani (anche lui imputato) a rassicurarlo sulle condizioni non gravi di ponte Morandi era stato anche l'ingegner Pisani, il braccio destro di Morandi, "che ci aveva anche esortato a continuare a usare gli strumenti, come le prove riflettometriche, che noi usavamo per verificare lo stato dei cavi di acciaio dentro gli stralli di cemento".

Mollo si era presentato così ai giudici: "Sono nato nel 1958 a Livorno e mi sono laureato a Pisa in ingegneria meccanica, sono anche un ufficiale della marina militare in congendo, prima di Aspi ho avuto esperienze in grandi impianti industriali all'estero, in Cina e in Brasile, nelle piattaforma petrolifera, fu lì che un "cacciatore di teste" di autostrade mi disse che voleva conoscermi. Era il 2006, io portavo in Aspi esperienze internazionali, vi rimasi sino al 2014, ora mi occuppo di grandi impianti off shore fissi e galleggianti negli Usa".

Ultimo imputato a parlare oggi è Roberto Ferrazza, provveditore alle opere pubbliche di Liguria e Piemonte,  che ha iniziato a deporre alle 15.30: lui dovrebbe parlare due ore. 

Niente riprese video per dichiarazioni di Castellucci

Domani al processo parlerà Giovanni Castellucci, l'ex amministratore delegato di Autostrade per l''Italia: oggi i giornalisti hanno chiesto ai giudici se visto l'importanza dell'udienza si potrebbero autorizzare riprese video e fotografiche nell'aula, ma i legali di Castellucci hanno negato l'autorizzazione, no anche dal pm Airoldi che ha detto che non sarebbe giusto offrire un palcoscenico mediatico a un imputato che, come prevedono le dichiarazioni spontanee, potrà parlare in libertà senza dovere rispondere a domande.

 

Cronistoria

 

Oggi al processo Morandi è il giorno delle dichiarazioni spontanee dell'imputato Michele Donferri Mitelli, l'architetto ex responsabile delle manutenzioni di Autostrade per l'Italia, ritenuto dai pm con l'ex amministratore delegato Giovanni Castellucci quello che ha più responsabilità per il crollo del viadotto Polcevera.

Donferri Mitelli dovrebbe parlare un'ora, programmata per oggi anche la deposizione di Riccardo Mollo, direttore generale di Aspi (che parlerà fra le due e le tre ore) e di Roberto Ferrazza, provveditore alle opere pubbliche di Liguria e Piemonte, (due ore di dichiarazioni)

Donferri Mitelli, ex numero tre di Aspi, per i pubblici ministeri "era di fatto l'esecutore materiale della filosofia dell'ex amministratore Castellucci mirata al risparmio sulle manutenzioni per garantire maggiori dividendi ai soci".   Lui dovrà spiegare anche del progetto di retrofitting, il rinforzo delle pile 9 e 10 del viadotto Polcevera che non fu realizzato in tempo.

Forte personalità e carattere esuberante, come il suo vocione e il sui marcato accento romanesco, Donferri come testimoniano anche le intercettazioni audio effettuate di nascosto da altri imputati e dalla guardia di finanza, arrivò a fare passare per morto - come hanno riferito i pm - Francesco Pisani, allievo di Morandi che doveva validare il progetto di retrofitting, i lavori di rinforzo delle pile 9 e 10 ma che non vennero mai eseguiti perché il viadotto crollò prima. Lo fece in un'email inviata al dirigente del ministero delle Infrastrutture in cui chiedeva chi fosse l'ingegnere che doveva validare il lavoro".

Francesco Pisani, allievo di Riccardo Morandi e progettista dei lavori di rinforzo della pila 11 fatti negli '90, venne incaricato di fare un progetto nel 2010 per le altre due pile, ma non se ne fece più nulla. Secondo l'accusa a lui Donferri preferì un ingegnere neolaureato che "rispondesse ai suoi ordini".

Come aveva ricordato in sede di udienza preliminare il pm Cotugno esiste una prassi ingegneristica per cui quando si fa un intervento su un'opera importante ci deve essere la validazione del progettista originario. Visto che l'ingegnere Morandi era morto restava il collega Pisani. Ma Donferri, spiegò Cotugno, "rispose in una email che anche quest'ultimo era morto e dunque non poteva validare il progetto".

Pisani, novantenne e molto malato, allora era vivo e proprio perché ritenuto un teste importate sarebbe dovuto essere ascoltato dai giudici e dai pm nella sua casa di Roma, ma ha cessato di vivere pochi mesi prima di essere interrogato.

Un teste a difesa di Donferri, Lorenzo Bartolini, ingegnere assunto prima in Spea e poi dal 2015 trasferito ad Autostrade, convocato in aula nel febbraio dell'anno scorso dall'avvocato dell'architetto, Luca Sirotti, riabilitò la figura dell'imputato: “L’architetto tendeva a favorire la collegialità, faceva molte riunioni allargate nel suo ufficio, favoriva uno scambio il più possibile diretto e voleva accelerare e lo faceva con tutti i progetti”.

Domani invece al processo parlerà Giovanni Castellucci, l'ex amministratore delegato di Autostrade per l''Italia: oggi i giornalisti hanno chiesto ai giudici se visto l'importanza dell'udienza si potevano effettuare riprese video e fotografiche in aula, ma i legali di Castellucci hanno negato l'autorizzazione, no anche dal pm Airoldi che ha detto che non sarebbe giusto offrire un palcoscenico mediatico al un imputato che, come prevedono le dichiarazioni spontanee, potrà parlare in libertà senza dovere rispondere a domande.