
Era andato in pensione da poco più di un anno Roberto Pettinaroli, 62 anni, storico caporedattore dell'edizione del Levante del Secolo XIX trovato senza vita nel mare del Tigullio dopo essere uscito per un'escursione da un circolo sportivo sul lungomare di Chiavari, la città dove abitava.
Impossibile per ora capire cosa può avere provocato la tragedia: non si esclude l'ipotesi di un malore. Roberto potrebbe essere stato tradito dal vento e dalle correnti del mare in una giornata di sole apparentemente senza rischi.
L'allarme per la sua scomparsa lunedì primo aprile, quando davanti a Portofino sono stati rinvenuti la canoa e la pagaia, il suo corpo senza vita invece è stato avvistato il giorno successivo, martedì due aprile, da un pescatore a bordo della barca. A recuperarlo i militari della Capitaneria di Porto. Non c'è stato bisogno di riconoscerlo: in tasca aveva ancora il telefonino e un documento.
Lavagnese figlio dei gestori di una storica gastronomia di Lavagna, tifoso della Samp, ultimo di sei fratelli maschi, Roberto lascia tanto amore, la moglie Arianna e la figlia Erika.
Aveva iniziato a fare il giornalista molto presto, a sedici anni, Roby, facendo il corrispondente per Il Lavoro e poi per il Secolo XIX. Prima piccole notizie, l'emozione di vedere per la prima volta il suo nome scritto sul giornale, poi argomenti più robusti, quindi i servizi più importanti. Gli scoop. Una passione, il giornalismo, rimasta intatta con il passare degli anni. E con il lavoro si è innamorato della politica. Con il passare degli anni al "Decimonono" sono arrivati anche i gradi, un'esperienza da vice capocronista nella sede centrale di Genova, vice di Eugenio Agosti, altro giornalista scomparso troppo presto, quindi il naturale ritorno nel nido del Tigullio, da caporedattore, a coordinare senza mai perdere il controllo dei nervi la redazione di via Bixio, nel cuore di Chiavari, dove è rimasto dal 2008 e sino a ieri, sino al febbraio 2024, quando è andato in pensione.
Lo aveva detto Roby che gli piaceva andare in canoa, sport praticato da giovane, e che contava di tornare a praticare con continuità in pensione. Una passione che nessuno avrebbe immaginato gli sarebbe stata fatale.
La sua morte improvvisa ha scosso il Tigullio, gli abitanti, i commercianti, gli imprenditori, i politici, e l'intera società civile, lui che per le battaglie per i diritti civili era sempre in prima linea: nel comitato per chiedere la verità per Giulio Regeni e di recente, anche ora che era pensione, per rendere più umane le condizioni dei detenuti rinchiusi in carcere.
Aveva un grande cuore Roberto e un grande sorriso, anche per questo chi lo conosceva gli voleva bene e adesso, da oggi, da quanto si è spento anche l'ultimo lumicino di ritrovarlo vivo, Chiavari e il Tigullio sembrano più tristi, come la piccola redazione del Secolo XIX di Chiavari, una famiglia in cui Roberto è sempre stato il fratello maggiore, giornalisti che il mestiere lo hanno imparato da lui, da Roby, e da Aldo Costa, il suo storico vice, anche lui da poco in pensione, fra i più segnati dalla scomparsa, come Stefano Rolli, che perdendo Roberto ha perso molto più di un collega.
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