Sanità

Nuova tecnica che farà diminuire le 'fughe' di pazienti verso altre regioni
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di Tiziana Oberti

Microelettrodi nel cervello per realizzare una stimolazione 'adattiva' in grado di modificarsi in base allo stato del paziente con il Parkinson. E' questo in sintesi l'innovativo sistema di stimolazione cerebrale profonda che promette trattamenti più personalizzati ed efficaci che è attivo da alcuni giorni al Policlinico San Martino di Genova, uno dei primi in Italia, proprio all'interno del centro Parkinson ritenuto centro di eccellenza.

Che cos'è la stimolazione cerebrale profonda

La stimolazione cerebrale profonda (DBS), utilizzata da circa 30 anni, è un trattamento chirurgico mirato a ridurre i tipici sintomi della malattia, come tremore, rigidità, rallentamento e instabilità posturale e le fluttuazioni motorie che ne conseguono. Il sistema è composto da elettrodi impiantati in specifici nuclei cerebrali profondi, collegati a uno stimolatore sottocutaneo, simile a un pacemaker utilizzato per le turbe del ritmo cardiaco, che invia impulsi elettrici per modulare l’attività delle aree coinvolte nei disturbi specifici della malattia.

Un cambiamento epocale 'su misura'

"Si tratta si un trattamento rivoluzionario, molto sofisticato - racconta a Primocanale la dottoressa Francesca Di Biasio dirigente medico neurologo specialista in disordini del movimento della S.C. di Neurologia del Policlinico San Martino diretta da Massimo Del Sette - rappresenta una svolta nella terapia chirurgica della malattia di Parkinson proprio perchè, per la prima volta, permette una personalizzazione della stimolazione per una terapia "su misura" sulle specifiche esigenze del singolo paziente e quindi più precisa ed efficace rispetto ai trattamenti tradizionali. Questa tecnologia consente al sistema di regolare la potenza della stimolazione in base ai segnali che il cervello invia in tempo reale in base allo stato clinico del paziente, alle sue fasi di attività o riposo, o alla presenza di sintomi specifici, ottimizzando così la terapia e migliorando ulteriormente l’efficacia del trattamento". Un cambiamento epocale quindi per il trattamento di una malattia con effetti molto negativi sulla qualità della vita e che in Italia interessa circa 300mila persone e 10 milioni nel mondo.

I vantaggi per i pazienti

"Sino ad oggi quando i pazienti facevano la stimolazione cerebrale profonda era possibile stabilire dei parametri entro cui venivano modulati i neuroni in maniera fissa, continua - spiega di Biasio - se durante la giornata io tremo al mattino o al pomeriggio e poi non tremo più, io ricevo sempre lo stesso tipo di impulso, grazie alla stimolazione adattativa che abbiamo avviato qui a San Martino da pochissimi giorni e che è veramente un'innovazione importante per tutti i nostri pazienti, è possibile che gli elettrodi si adattino agli impulsi di energia che vengono erogati ai sintomi dei pazienti. Questo vuol dire che se di pomeriggio ad esempio io tremo di più, riceverò impulsi maggiori, se sono più rigido, per esempio di mattina o in alcuni determinati momenti della giornata, io riceverò una corrente più potente. Viceversa, se in un momento io non ne ho bisogno, la stimolazione si adatterà direttamente, senza far nulla noi i medici dall'esterno, alla mia condizione fisica. Quindi sostanzialmente questa metodica serve per rendere la malattia più fluida, per rendere quelle che noi chiamiamo fluttuazioni motori dei pazienti parkinsoniani molto più tollerabili nel corso della giornata, quindi ricevo un impulso quando ne ho veramente bisogno, non lo ricevo se sto bene".

Risonanza magnetica al cervelloAl San Martino una nuova terapia 'su misura' per i malati di Parkinson

I pazienti parkinsoniani non sono mai uguali

"Nella stragrande maggioranza dei pazienti col Parkinson abbiamo un andamento fluttuante della sintomatologia: i pazienti parkinsoniani non sono mai uguali a se stessi nel corso della giornata, ma abbiamo dei momenti che vengono chiamati 'on', dove si sta bene, dove la terapia fa effetto e dove tutto funziona regolarmente e dei momenti in cui la terapia non funziona più, andiamo in 'off'. E questo può succedere almeno 3-4 volte nel corso della giornata, perché le terapie che noi oggi abbiamo a disposizione, tra le quali la più importante ovviamente è la dopamina, hanno una durata di sole 3 ore. Quindi se io assumo la compressa alle 7 di mattina, sarò sbloccato e quindi in una condizione di 'on', ma è possibile che dalle 10 alle 11 io sia in fase carente. Quando sono in fase carente quindi ritorna la malattia con tremore, rigidità e fastidi vari, può subentrare al rialzo la stimolazione cerebrale profonda (DBS), erogando maggiori stimoli. Quindi quello che non riusciamo a fare mediante la sola terapia farmacologica, perché è una stimolazione pulsatile, quindi a orari, riusciamo a farlo con la DBS adattativa, perché ovviamente si adatta a quello di cui il paziente ha bisogno quindi ovviamente mima quello che avviene in una persona che il Parkinson non ce l'ha".

Una nuova possibilità per i pazienti liguri che andrà ad aumentare il recupero delle “fughe” di questi pazienti verso le regioni limitrofe già attivo da qualche anno.

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