
Un giudizio simile da Fulvio Briano, sindaco di Cairo Montenotte e renziano di ferro, che si toglie un sassolino dalla scarpa e dice: “Se le Primarie fossero andate diversamente l’inciucio non sarebbe servito. Colpa anche nostra, avremmo dovuto essere più convincenti”. Anche Briano vuole vedere i risultati prima di dare un giudizio, ma riconosce che “per chi milita nel Pd vedere Alfano nel tuo stesso governo fa una certa impressione”.
Tutti, nel Pd, riconoscono che le larghe intese sono state rese obbligatorie dall’intransigenza dei Cinque stelle e dai franchi tiratori che hanno affossato la candidatura di Romano Prodi al Quirinale. Ora però c’è il rischio di una fuga di massa tra gli iscritti? Per Briano conteranno le linee programmatiche decise dal prossimo congresso, nel quale i renziani contano di fare la parte del leone. “Qualche fuga ci sarà, perché quello che è successo, anche se alcune scelte sono state obbligate da altri, non può piacere a tutti”, dice invece Mazzarello. E a chi pensa che la cosiddetta “Cosa Rossa” promossa da Fabrizio Barca possa spaccare il Pd Farello dice: “Il Pd deve riformarsi, e guardo con interesse a quello che succede a sinistra, ma non credo che quello sia il nostro percorso”.
IL COMMENTO
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