
una notevole notorietà e successo sul mercato, soprattutto per la produzione e
commercializzazione di un prodotto dietetico, che aveva avuto larga diffusione nelle “cure dimagranti”.
Le aziende in questione che, complessivamente, erano arrivate a fatturare corrispettivi di discreta entità, 15,5 milioni di euro, in un caso, e 1,4 milioni di euro, nell’altro, sono entrate in “difficoltà economiche” e, poi, in stato d’insolvenza, sia per la “mala gestio” degli amministratori, sia per il “dirottamento” di disponibilità finanziarie aziendali, per scopi personali ed estranei all’esercizio dell’impresa.
Le indagini approfondite, sviluppate dai finanzieri, su delega della locale Procura della Repubblica, hanno permesso di scoprire, attraverso l’esecuzione di perquisizioni domiciliari, presso le residenze degli indagati e gli uffici delle due imprese, nonché tramite accertamenti contabili, documentali, bancari ed investigazioni di natura tecnica, ingenti distrazioni di fondi, per circa 4 di euro, perpetrate sia dagli amministratori in carica delle due società, sia da un amministratore di fatto di una delle stesse, con condotte gestionali spregiudicate, che si sostanziavano, materialmente, in indebiti prelevamenti dai conti correnti aziendali ed in utilizzi esclusivamente personali di carte di credito dell’impresa, per l’acquisto, ad esempio, di capi d’abbigliamento di alta moda e di gioielli, ovvero, più genericamente, per mantenere un tenore di
vita particolarmente elevato.
IL COMMENTO
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