
Ieri la giornata è stata piuttosto movimentata, anche per la pubblicazione delle motivazioni della sentenza con cui il 19 ottobre la Corte d'Appello di Milano, che ha rideterminato in due anni l'interdizione dai pubblici uffici per il leader del Pdl. Lo stesso Berlusconi si e' fatto sentire sulla vicenda, attraverso il libro di Bruno Vespa, chiamando in causa Enrico Letta. "Se volesse, avrebbe un'autostrada per risolvere il problema: e' tuttora aperta la 'legge delega' sulla giustizia, e basterebbe approvare una norma interpretativa di una riga, che chiarisca la irretroattivita', la non applicabilita' al passato della Legge Severino. Letta dica si o no", ha spiegato.
Non c'e' nessun margine di intervento, hanno chiarito da palazzo Chigi, e le vicende giudiziarie dell'ex premier devono restare separate dalla vita dell'esecutivo.
Il Movimento Cinque Stelle ha insistito per accelerare i tempi e fissare il voto in Aula il 5 novembre, richiesta respinta dall'Aula. Del resto e' stato proprio il Movimento 5 Stelle a mettere in moto il meccanismo di possibile revisione regolamentare e ora, ha spiegato il Pd, e' necessario che la giunta si esprima prima. Il Pdl e' partito lancia in resta anche contro il presidente del Senato, Pietro Grasso, accusato di voler "avallare" la modifica del regolamento per aprire al voto palese.
Il relatore del Pd, Francesco Russo, ha difeso lo scrutinio palese. "Ci sono solide basi giuridiche", ha assicurato. Di ben diverso avviso l'altra relatrice, Anna Maria Bernini. "Se si decidesse per il voto palese "sarebbe un atto persecutorio e contra personam", ha assicurato.
IL COMMENTO
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