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"In queste ore i dati negativi sulla crescita non devono portarci alla solita difesa d'ufficio. Dobbiamo avere il coraggio e la voglia di guardare la realtà: l'Italia ha tutto per farcela e per uscire dalla crisi. Ma deve cambiare". In questo modo Matteo Renzi si rivolge in una lettera ai parlamentari della maggioranza sui "mille giorni" dopo che l’Istat nella stima preliminare ha sancito che l'Italia è in recessione tecnica. Vale a dire che il Pil risulta in flessione, sia dal trimestre precedente sia su base annua. Dal 2013 il calo è dello 0,3%, dallo scorso trimestre scende dello 0,2%.

"Nel 2012 – continua Renzi nella sua lettera - abbiamo fatto meno 2,4%. Nel 2013 abbiamo fatto meno 1,6%. Nei primi sei mesi siamo a meno 0,3%. Dobbiamo invertire la rotta ma dipende solo da noi, dal nostro lavoro in Parlamento e nel Paese. "MilleGiorni" sono la concreta possibilità di far ripartire la speranza e la crescita. Se l'Italia non cambia sarà sempre negativa.
 

A chi tra noi dice che deve cambiare l'Europa, più che l'Italia, rispondo con rispetto che possiamo cambiare l'Europa solo se facciamo bene a casa nostra. I "MilleGiorni" sono un arco di tempo che consente una strategia globale".  Poi ancora sulla spending review: "Ci hanno detto che la spending è una questione tecnica. Ma è una finzione. La scelta di cosa tagliare e cosa non tagliare è la suprema scelta politica. La spending è ontologicamente questione politica, che non possiamo rinviare. Ci siamo dati obiettivi che manterremo. L'abbassamento delle tasse per i ceti medio bassi per 10 miliardi di euro annui e la riduzione del 10% dell'Irap sono un passaggio storico per l'Italia, ma non ancora sufficiente. Avanti con ancora maggiore decisione. Senza incertezze, senza paure, senza frenate. Il processo di riforme è partito. Procede. È iniziato un percorso senza ritorno".

Intanto questa mattina si è svolto a Palazzo Chigi l'incontro tra il presidente del Consiglio e Silvio Berlusconi sulle modifiche alla legge elettorale. La riunione, durata quasi tre ore, è stata presenziata anche da Gianni Letta e Denis Verdini.


L'obiettivo era chiarire definitivamente i punti di incontro sulle modifiche all'Italicum da portare in Senato a settembre, quando riprenderà l'iter per la nuova legge elettorale. Per Guerini, vicesegretario Pd, "è stato un incontro positivo", che ha aperto a possibili modifiche oggetto di un ampio confronto.
Forza Italia mantiene un atteggiamento prudente perché nelle file azzurre sono molti i malumori su possibili modifiche all'accordo raggiunto col Pd. In particolare gli uomini di Berlusconi potrebbero aprire alle soglie di sbarramento, ma frenare sulle preferenze.  A condizionare l'accordo ci sono anche le infauste stime Istat: sarà impossibile non appoggiare il governo qualora fossero decise manovre correttive, ma Forza Italia non può permettersi di spaccare il partito sull'Italicum.