
"Nel 2012 – continua Renzi nella sua lettera - abbiamo fatto meno 2,4%. Nel 2013 abbiamo fatto meno 1,6%. Nei primi sei mesi siamo a meno 0,3%. Dobbiamo invertire la rotta ma dipende solo da noi, dal nostro lavoro in Parlamento e nel Paese. "MilleGiorni" sono la concreta possibilità di far ripartire la speranza e la crescita. Se l'Italia non cambia sarà sempre negativa.
A chi tra noi dice che deve cambiare l'Europa, più che l'Italia, rispondo con rispetto che possiamo cambiare l'Europa solo se facciamo bene a casa nostra. I "MilleGiorni" sono un arco di tempo che consente una strategia globale". Poi ancora sulla spending review: "Ci hanno detto che la spending è una questione tecnica. Ma è una finzione. La scelta di cosa tagliare e cosa non tagliare è la suprema scelta politica. La spending è ontologicamente questione politica, che non possiamo rinviare. Ci siamo dati obiettivi che manterremo. L'abbassamento delle tasse per i ceti medio bassi per 10 miliardi di euro annui e la riduzione del 10% dell'Irap sono un passaggio storico per l'Italia, ma non ancora sufficiente. Avanti con ancora maggiore decisione. Senza incertezze, senza paure, senza frenate. Il processo di riforme è partito. Procede. È iniziato un percorso senza ritorno".
Intanto questa mattina si è svolto a Palazzo Chigi l'incontro tra il presidente del Consiglio e Silvio Berlusconi sulle modifiche alla legge elettorale. La riunione, durata quasi tre ore, è stata presenziata anche da Gianni Letta e Denis Verdini.
L'obiettivo era chiarire definitivamente i punti di incontro sulle modifiche all'Italicum da portare in Senato a settembre, quando riprenderà l'iter per la nuova legge elettorale. Per Guerini, vicesegretario Pd, "è stato un incontro positivo", che ha aperto a possibili modifiche oggetto di un ampio confronto.
Forza Italia mantiene un atteggiamento prudente perché nelle file azzurre sono molti i malumori su possibili modifiche all'accordo raggiunto col Pd. In particolare gli uomini di Berlusconi potrebbero aprire alle soglie di sbarramento, ma frenare sulle preferenze. A condizionare l'accordo ci sono anche le infauste stime Istat: sarà impossibile non appoggiare il governo qualora fossero decise manovre correttive, ma Forza Italia non può permettersi di spaccare il partito sull'Italicum.
IL COMMENTO
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