
Poi finalmente l'annuncio di un donatore disponibile, la corsa per il prelievo dell'organo e la decisione di operarli insieme, provando a utilizzare lo stesso fegato per i due bambini: "Una scelta rischiosa dettata dall'urgenza delle condizioni cliniche dei due pazienti, in competizione per uno stesso trapianto".
"I due piccoli pazienti stanno bene e usciranno probabilmente dall'Ospedale pediatrico della Santa Sede nei prossimi giorni. Ci siamo trovati davanti ad una situazione difficile - spiega il Jean De Ville, direttore del dipartimento Chirurgico del Bambino Gesù - ma anche un'opportunità che capita raramente, poter utilizzare contemporaneamente lo stesso organo per 2 bambini ricoverati, offrendo ad entrambi una prospettiva di vita e di guarigione".
"La destinazione degli organi da trapiantare - spiega De Ville - segue un algoritmo nazionale dove la priorità va sempre al paziente più ammalato. In questo caso i due bambini erano molto simili nella loro criticità e la decisione di trapiantare uno lasciando aspettare l'altro era difficile da prendere. Fortunatamente, la loro differenza di peso e grandezza consentiva di utilizzare lo stesso fegato per entrambi e abbiamo così potuto procedere con trapianto simultaneo da donatore cadavere".
La divisione di un fegato per trapiantare due pazienti è una tecnica consolidata in Italia, uno dei Paesi dove questa procedura è stata maggiormente utilizzata al mondo." L'uso più comune prevede l'allocazione della parte destra del fegato ad un paziente adulto, e la parte sinistra (più piccola) ad un bambino. Il lavoro è normalmente ripartito tra 3 equipe (una per il prelievo e due equipe differenti per i 2 trapianti). Per motivi di preservazione - spiegano dall'Ospedale- questi tre interventi devono essere realizzati quasi contemporaneamente".
Dall'inizio dell'anno sono 17 i trapianti di fegato realizzati al Bambino Gesù, di cui 10 da donatore vivente, il numero più alto registrato in Italia.
IL COMMENTO
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