
La storia è quella di Thierry, uno straordinario Vincent Lindon, miglior attore al Festival di Cannes del maggio scorso dove il film era stato presentato in concorso, che all’età di 51 anni e dopo 20 mesi di disoccupazione, inizia un nuovo lavoro che lo porterà presto a confrontarsi con un dilemma: cosa sarà disposto a sacrificare per non perdere questa opportunità? Nel suo tratteggiare pressoché continuo ritratti di gente comune, qui Brizé decide di affrontare la crisi economica che sta squassando i giorni nostri non attraverso grandi aziende internazionali, ma mostrandoci il dramma di un uomo che in questa crisi si è murato all’interno di un silenzio che già di per sé è una condanna, tra rabbia e frustrazione, pedina inutile e perdente di un sistema capitalistico che lo umilia, tra inutili corsi di formazione cui gli tocca partecipare e vani appuntamenti con impiegati di altrettanto inutili centri per l’impiego. Una mortificazione che si riflette anche sulla moglie e sul figlio handicappato.
Ma lo scarto della ‘Legge del mercato’ arriva quando l'uomo spezzato diventa un carnefice, guardiano di un supermercato dove gli tocca scoprire eventuali negligenze e ruberie sia di povera gente che non ha i soldi per comprarsi un pezzo di pane, sia degli stessi impiegati che cercano pure loro di mettere insieme il mattino con la sera. Un film crudele e per certi versi sorprendente, che strizza l’occhio a Ken Loach per il tema trattato e ai fratelli Dardenne per quel seguire il protagonista passo passo, spesso con la camera a mano, che ritrae una realtà sociale in cui ogni euro conta e si può essere licenziati anche per un uso non corretto dei buoni sconto. Il tutto quasi come in un documentario, preferendo i silenzi alle parole e i piccoli gesti alle frasi d’effetto. Senza nessuna concessione allo spettacolo e con una visione tragica: quella di una società dove la solidarietà lascia il posto alla propria sopravvivenza.
IL COMMENTO
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