
A prescindere dal legame con cellule terroristiche, secondo i giudici ci sono evidenti indizi di reato a loro carico, oltre al pericolo che possano fuggire e ripetere i loro viaggi.
I tre non hanno mai dimostrato il legittimo possesso delle auto e non avevano una documentazione adeguata. Hanno fatto più viaggi con vetture diverse e quelle su cui viaggiavano a gennaio e avevano anche anomalie nei telai (punzonature malmesse e caratteri alfanumerici incisi della medesima fattura).
I libici si sono difesi dicendo di essere i proprietari delle vetture (tre Hyndai bianche identiche) e di non essere dei terroristi. Secondo il pm Pier Carlo Di Gennaro e il gip Cinzia Perroni, che aveva disposto la misura cautelare del carcere, i tre, invece, potrebbero essere dei fiancheggiatori dello stato islamico che finanziano attraverso il riciclaggio di auto.
IL COMMENTO
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