
A guardarla così, Sestri Ponente parrebbe prigioniera di un destino ineluttabile. Invece... Invece, per paradosso, si può affermare che contro la grande depressione esiste un modello Sestri al quale l'altra Genova dovrebbe guardare con attenzione e interesse.
Perché lì, in quella delegazione che da sola vale quanto una delle altre province liguri - e in termini economici pure di più - negli anni è accaduta la cosa che di solito non è la politica a provocare e spingere, bensì la stretta necessità delle persone. Che prima s'arrangiano e poi su questo arrangiarsi costruiscono le basi per reggere l'urto della congiuntura sfavorevole e guardare con più fiducia al domani.
Accade, così, che la pur ansimante industria trovi terziario e commercio come compagni di viaggio. Non attività povere o di ripiego, ma anche quelle sfavillanti di via Sestri, dove servizi e commercio si sono reinventati all'insegna della qualità e ormai fanno concorrenza diretta, e vincente, alla Grande Genova di via XX Settembre, San Lorenzo e centro storico. Neppure ricorrenti alluvioni, che hanno provocato danni e chiusure drammatiche, hanno avuto il sopravvento.
Spesso contro tutto e contro tutti, Sestri Ponente è lì, prodromo di un nuovo modello economico in salsa genovese. La plastica saldatura, psicologicamente decisiva, è avvenuta quando i commercianti, avvezzi a curare la bottega e poco inclini a iniziative plateali, sono scesi in piazza per difendere Fincantieri. Era il 2011: la Sestri operaia, la Sestri rossa, presa in braccio e difesa dai campioni dell'impresa individuale, al massimo familiare. Come la Sestri operaia, la Sestri rossa, si è mobilitata quando il fango dell'incuria ha fatto affondare tanti e tanti negozianti. C'è del nuovo all'ombra della Lanterna. Un po' più in là, verso Ponente.
IL COMMENTO
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