cronaca

Intervista al presidente nazionale delle Città dell'olio
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“Le Città dell'olio bocciano la fusione tra i piccoli comuni”. A dirlo è il presidente nazionale dell'organizzazione, l'imperiese Enrico Lupi, secondo il quale “andrebbero dispersi i valori culturali che stanno dietro una quota significativa dell'industria agroalimentare itliana”. Oltre a scagliarsi contro il disegno di legge Lodolini, Lupi rilancia il drammatico problema dell'isolamento geografico della Liguria e più in particolare della riviera di Ponente.

“I nodi stradali e autostradali sono importanti. In italia per fortuna nostra e sfortuna di altri siamo una congiuntura favorevole. Abbiamo avuto un incremento considerevole che aumenterà. Questa condizione riguarda tutta Italia. Noi abbiamo il minus valore del collegamento autostradale e ferroviario. Riguarda tutta la Liguria ma la provincia di Imperia di più. Ci stanno mettendo attenzione. Sentivo le interviste di Toti sul collegamento veloce Genova-Milano. A Imperia ci vuole più attenzione ancora visto il terreno e l'alta presenza di turisti".

C'è una battaglia che voi avete, appunto, appena avviato: quella contro il disegno di legge che prevede la fusione dei comuni al di sotto dei 5 mila abitanti...

"Uno potrebbe dire cosa c'entra la Città dell'olio con i piccoli comuni? C'entra eccome. Noi portiamo avanti la filosofia del territorio. Questi territori olivettati sono dimensionati nei piccoli comuni. Noi crediamo che l'identità territoriale e l'orgoglio di questi sindaci non debba essere mortificata con questa proposta di legge Lodolini".

Operativamente quale sarebbe il danno procurato?

"La scomparsa dell'identità di riconoscimeto. Se sono nato a Imperia mi piacerebbe morire con la carta d'identità con scritto il mio nome. Brisighella è stato il piccolo comune che ha dato in origine la prima Dop italiana. Verrebbero a sparire queste identità".

Cosa pensa sulla polemica sull'olio tunisino?

"Se ne è detto di tutto e di più. La verità è che si è trattato di una gratificazione d'imposte che sono state abbuonate alla Tunisia per settanta mila tonnellate. Ma questo olio veniva importato da tanto. Questo naturalmente è una modifica di vantaggio a livello di minor dazio di importazione. Quel che è più importante è continuare a ricercare la tracciabilità del prodotto. Il problema è la mistificazione dove si spaccia per olio italiano quello che non lo è. Vogliamo che i consumatori siano informati e acculturati per pagare un prodotto di qualità".

Lei è presidente di Confcommercio Imperia. Qual è il suo giudizio sul mancato rilancio dei consumi interni a livello nazionale?

"Sono consumi inchiodati. Siamo in un momento di deflazione. I consumi ripartono se aumenta il reddito dell'impresa e delle famiglie dei lavoratori. Bisogna sgravare fiscalmente il lavoro autonomo. Altrimenti non se ne esce".

Sul concetto di rappresentanza: Confindustria e il mondo sindacale sono in forte difficoltà. Confcommercio rimane la rappresentanza ideale dei commercianti o dovete anche voi modificare il modo di approciarvi verso gli associati?

"La società è in veloce evoluzione. Dobbiamo seguire la stessa velocità. E' un dibattito interno a livello nazionale. Faccio parte della linea dei 'rivoluzionari'. Vorrei una linea più spinta. Sarei favorevole a fare ragionamenti di accorpamenti di tipo sindacale-rappresentativo. Bisogna fare massa critica. Il ruolo di rappresentanza va concepito con il contatto personale impresa su impresa per raccogliere le istanze e rappresentarli".

Qual è il rapporto tra Confcommercio e le istituzioni, in particolar modo il governo?

"Il nostro presidente Sangalli è molto bravo, quindi abbiamo un buon rapporto. Bisogna rifarsi a quello che dicevo prima".

Lei ha un passato politico importante. Questa situazione magmatica potrebbe indurla a nuovi impegni?

"Ne ho già a sufficienza. La politica amministrativa locale va seguita di sicuro con particolare attenzione, a vari titoli, non necessariamente con protagonismo personale".