
"Abbiamo contribuito a definire il percorso che ci porterà alla definitiva liberazione della produzione energetica a carbone sul territorio savonese e ligure. Non è accettabile che siano i lavoratori a pagare le gravissime violazioni, mancanze e lacune della politica locale e dell'azienda, che ha ignorato negli anni evidenti impatti dannosi sull'ambiente, traendo profitto sulle spalle dei lavoratori e sulla pelle dei cittadini", commenta il consigliere pentastellato Andrea Melis.
"Non si possono più ignorare le direzioni chiare assunte a livello europeo, oltreché la nostra netta posizione in tema di politiche energetiche, recentemente ribadita con il nostro Programma Energia, con cui proponiamo il 100% di energie rinnovabili entro il 2050", continua Melis. Tra le conferme ottenute c'è quella di un'audizione in Commissione Ambiente e Territorio per la Rete Savonese Fermiamo il Carbone.
"Noi pretendiamo che questi due tasselli - salute e lavoro - viaggino di pari passo. Ed è per questo che, se mai sarà presentato un piano industriale, dovrà parlare chiaro e aprire alle energie rinnovabili. Se, invece, l’azienda intende proseguire col carbone, ci opporremo con tutti i mezzi leciti e in ogni sede istituzionale", conclude Melis.
Ma l'emergenza è anche occupazionale, come hanno sottolineato i consiglieri Giovanni Lunardon e Luigi De Vincenzi del Partito Democratico: "La centrale di Vado Ligure ha perso, dall’inizio della crisi, 70 lavoratori diretti, 850 dell’indotto, mentre 150 lavoratori sono al momento in contratto di solidarietà. La scadenza dei cds è fissata per ottobre e temiamo che già il mese prossimo l’azienda faccia la richiesta per la mobilità. Quindi dobbiamo agire subito, innanzitutto per chiedere una proroga e poi per discutere sul futuro dell’azienda”.
IL COMMENTO
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