
L’assist è raccolto dal senatore ligure di Liguria Civica Maurizio Rossi che alza la voce (l’unico tra i parlamentari liguri), chiede spiegazioni e lo fa sia rendendo pubblica la notizia sia mettendo nero su bianco, attraverso un’interrogazione al ministro ai trasporti Delrio, una serie di domande precise. Siamo ad Aprile, il silenzio che avvolgeva la Gronda finalmente scompare: “L’isolamento della Liguria rappresenta la missione primaria del mio mandato parlamentare. Appena ho sentito le parole del collega Esposito, sono intervenuto immediatamente per chiedere informazioni precise visto che Società Autostrade, per quanto a conoscenza dei genovesi, aveva già iniziato ad incassare dall'aumento dei pedaggi proprio per finanziare la Gronda.
Dove sono finiti quegli introiti? In altre opere? Perché viene chiesta la proroga visto che è in scadenza fra 22 anni nel 2038 ed è in palese violazione con gli indirizzi comunitari?”, si chiede il senatore Rossi.
Perplessità e dubbi che si sono tradotti poi in un’interrogazione scritta rivolta al Ministro Delrio. È il 28 aprile 2016. Un’altra data da memorizzare: “Le domande riguardano il cronoprogramma ma voglio sapere se Società Autostrade ha ottemperato agli impegno che aveva assunto per ottenere la concessione fino al 2038”. Dietro l’angolo si teme la beffa al quadrato, la Gronda resta per i genovesi sempre un’utopia mentre magari la concessione viene aumentata per altri sette anni. “Sono assolutamente favorevole alla Gronda ma non vorrei che per l’ennesima volta quest’opera diventasse una presa in giro per i genovesi".
E la preoccupazione del senatore Rossi sull’allungamento della concessione a Società Autostrade è stata ripresa anche nel documento presentato oggi dalla Camera di Commercio di Genova che insieme alle altre categorie economiche ha lanciato un appello affinchè vengano rispettati i tempi dell’apertura dei cantieri nel novembre 2017. “Nel grande lavoro fatto dalla Camera di Commercio si evidenzia come i francesi che hanno chiesto mini proroghe di 2-3 anni hanno però concessioni che scadono nel 2027 e non certo nel 2038 come accade qui. Ripeto, questa richiesta di Società Autostrade mi sembra esagerata e non vorrei che fosse un sistema per chiedere un ulteriore proroga e noi genovesi ci ritroviamo ancora senza Gronda”.
Una battaglia, dunque, iniziata dal senatore Rossi che ha chiesto anche l’audizione in Commissione dell’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci: “Vogliamo vedere numeri precisi e capire i motivi che hanno portato all’aumento così grande del costo dell’opera. Noi genovesi vogliamo la Gronda e sapere in quali tempi sarà fatta".
Intanto il senatore del Pd Stefano Esposito, componente della commissione trasporti, interviene a Primocanale e dice 'no' a quello che sembra un vero e proprio ricatto: “Deve finire l'epoca in cui le concessioni autostradali sono state gestite senza una gara di efficienza pubblica. Società Autostrade dice allo stato: 'Se volete che non aumentiamo i pedaggi del 25-30%, allora dovete sostenere la nostra richiesta'. Insomma, si continuano a usare le opere per ottenere proroghe. Società autostrade deve realizzarla e basta, non utilizzi questi strumenti scandalosi”.
Esposito chiarisce: “La Gronda si deve fare, ma non deve diventare lo strumento per fare furbate”. Il senatore ricorda che “stiamo parlando di una concessione che scade tra 22 anni, non dopodomani” e che “si tratta di una grande opportunità economica, che però bisogna guadagnarsi con una procedura di evidenza pubblica”. Ora cosa faranno Delrio e l'Ue? “Se all'Europa non vengono spiegate queste dinamiche, si rischia che per proprietà transitiva si consenta ciò che è stato consentito in Francia, dove però le proroghe sono state concesse per opere nuove, non opere previste da decenni. Ho fiducia in Delrio, do per scontato che condivida la nostra posizione”.
E sul tema Gronda, come detto, c’è stato l’appello della Camera di Commercio. E oggi è stato presentato uno studio di Uniontrasporti, società del sistema camerale, che ha prospettato il ricorso al project financing, e in particolare allo strumento del project bond, l’obbligazione di scopo già sperimentata con successo nel caso del Passante di Mestre. “Il nostro territorio paga da anni il prezzo dell’isolamento stradale, ferroviario e aereo – ha commentato Paolo Odone in conferenza stampa, affiancato dai colleghi di giunta Filippo Dellepiane (ANCE), Marco Novella (Confitarma) e Giulio Schenone (Federagenti) e dal direttore di Confesercenti Andrea Dameri – unito all’enorme costo ambientale, socio-economico e sanitario derivante dal nostro triste primato di nodo autostradale più congestionato d’Italia.
Un costo, quello del non fare, che 7 anni fa avevamo stimato in 570 milioni l’anno, il che vuol dire che in 6 anni abbiamo già speso 3,42 miliardi, più del costo dell’opera. Ora siamo a un punto di non ritorno: se, come speriamo, il polo logistico metropolitano genovese dovesse raggiungere i livelli di traffico preventivati, sarebbe la paralisi totale.” Tutte le associazioni rappresentate dalla Camera di Commercio di Genova chiedono dunque al governo e alle altre istituzioni coinvolte di scongiurare questo rischio liberando Genova dall’isolamento e garantendo il rispetto delle tempistiche previste dal progetto definitivo della Gronda di Genova.
IL COMMENTO
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