
Le operazioni contabili su marchio e sede compaiono nell'ultimo bilancio e quindi non difettano di trasparenza; sull'opportunità, dirà il tempo. Di contro, sono tornate ad addensarsi incognite sull'orizzonte della società, visto che sui media sono comparse, in sequenza, prima dichiarazioni della proprietà, su una generica disponibilità a valutare offerte; quindi indiscrezioni su un pretendente cinese.
Può darsi che, avviandosi al terzo anno, l'attuale gestione della Sampdoria stia esaurendo la spinta propulsiva data anche dalle sovvenzioni dei predecessori, destinate a venir meno. Ma può essere pure che le nuove voci sulla disponibilità a cedere ottengano l'effetto di stabilizzare lo “status quo”. Qualcosa di simile era successo lo scorso anno al Genoa, quando a Reggio Emilia Preziosi aveva portato sotto la curva rossoblù un presunto successore anch'egli asiatico, comparso in scena giusto il tempo di far credere ai tifosi che si fosse davvero alla fine dell'epoca del Joker, invece destinato a restare in sella.
Inutile contestare Ferrero, visto che sta per cedere: se passasse questo messaggio, i pochi cani sciolti, rimasti insoddisfatti delle caute decisioni assembleari prese da gruppi organizzati e Federclubs, sarebbero ancora più soli e impotenti. Così, per la seconda estate consecutiva, il tam tam sul web rafforzerebbe la dirigenza: un anno fa, a tener buona la piazza erano state le voci (uscite, sui social, da ambienti non lontanissimi dalla proprietà) sulle trattative con un facoltoso sponsor arabo, che avrebbe garantito acquisti da favola. Su basi diverse, la storia si ripete. Tra l'altro, l'identikit dei presunti acquirenti, ovvero cinesi giudicati inaffidabili su altre piazze, non fa che rinsaldare l'attuale proprietà. Che intanto paga una sua società per usare il marchio e la sede.
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