
"Dei tre parametri scelti dall’Istituto per valutare l’idoneità dei siti - proseguono -, la parte su accessibilità e mobilità (a cui si aggiungono altri due indicatori su dissesto idrogeologico e qualità dell’aria) non è pronta. In poche parole: prima ancora che l’Istituto Tagliacarne fornisse alla Giunta tutti gli elementi necessari per individuare dove sistemare la grande distribuzione, la maggioranza aveva già preso la sua decisione, inserendo nella legge i 15 siti prescelti".
"Ma allora la norma non si avvale della competenza e della garanzia dell’Istituto Tagliacanre come ci ha voluto far credere Rixi fino a questo momento", sottolineano i due consiglieri regionali del Pd. "Insomma: abbiamo scherzato. Senza contare che a quest’ennesimo pasticcio, si aggiungono anche i tratti di incostituzionalità che avevamo già segnalato nelle scorse settimane".
"A questo punto - aggiungono Lunardon e Michelucci - per uscire da questo vicolo cieco noi intravvediamo due possibilità: o la Giunta trasforma la legge in un provvedimento amministrativo, che consentirebbe di utilizzare lo strumento della Vas, tenendo conto delle indicazioni contenute nei Puc e nei piani commerciali dei Comuni, peraltro approvati dalla Regione; oppure se si vuole mantenere lo strumento della legge si stralcino i siti e si individuino criteri stringenti, che garantiscano la migliore regolazione di concerto con i Comuni e con le parti sociali".
IL COMMENTO
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