
Qui, dopo molti mesi, Maria è arrivata e qui ha trovato una nuova 'famiglia'. Il suo sogno, però, è riabbracciare la madre e nell'attesa vorrebbe arrivare in Olanda, dove dice di avere una parente. "Questa è solo una delle tante storie delle persone ospitate nei locali della chiesa - ha raccontato il parroco di sant'Antonio, don Rito Alvarez - Sono storie che graffiano la coscienza. Siamo abituati a parlare di numeri, ma non dobbiamo dimenticare che, dietro alle cifre, ci sono volti, persone che hanno alle spalle una storia spesso molto dolorosa. Per questo chiedo ai residenti di Ventimiglia di andare oltre i pregiudizi".
Nella chiesa di via Tenda potrebbero essere ospitate al massimo 60 persone, ma anche oggi sono più di cento. Vengono dal Sudan, dall'Eritrea, dall'Etiopia, ma anche dal Camerun, dal Congo e dal Ciad. "Nella notte sono arrivati otto palestinesi - ha raccontato don Rito - Oggi prepareremo almeno cento pasti". Donne e bambini trovano un giaciglio per la notte nei locali sottostanti la chiesa: molti di loro si fermano pochi giorni perché, ha spiegato il parroco, "tutti vogliono continuare il loro viaggio".
Nell'attesa sono i volontari a occuparsi di loro: "Cerchiamo di regalare ai bambini un po' di normalità - ha detto una giovane volontaria -. Li portiamo al cinema a vedere i cartoni animati o a mangiare una pizza". Spiega don Rito: "Uno dei problemi maggiori è che spesso le donne e i bambini rimangono senza mariti e padri che vengono presi e portati nei centri del sud Italia. Così rimangono soli e aspettano il loro ritorno. Ed è molto triste che le famiglie vengano divise così".
IL COMMENTO
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