
Un Orlando in campo in Liguria, a tutto tondo, prevederebbe, logicamente una forte presenza politica del giovane ministro della Giustizia anche nella confusa piazza genovese.
Non è renziano ma sta nel governo con Renzi, sta acquisendo stima tra i magistrati per il suo pragmatismo, ma soprattutto, sta scalando i gradoni all’interno di un partito che ha un disperato bisogno di punti di riferimento seri.
Se Orlando decidesse di farsi sentire adeguatamente nel Pd ligure e in quello genovese per il partito che oggi attraversa una situazione di evidente difficoltà, potrebbe essere una via di uscita positiva. Orlando, infatti, conta a Roma come pochi altri liguri. Duro ma cortese, gelido ma oggi un filo più sorridente, servirebbe a riallacciare i rapporti molto compromessi tra il Pd ligure e il potere del Pd romano, Renzi e i suoi in testa.
A Renzi piace perché (almeno fino a oggi) appare leale a differenza di altri “soci” che nel momento della disgrazia referendaria hanno subito tentato di mettergli sotto le suole delle scarpe un’ ampia buccia di banana. E poi nella sua posizione di “giovane turco” potrebbe essere in grado di dialogare seriamente con le altre componenti del Pd, la forte aree dem e addirittura con la sgangherata minoranza speranzian-d’alemiana.
L’unico problema è che il Nostro deve decidere e il tempo delle campagne elettorali e le prossime scadenze sono davvero molto, molto vicine. E poi, aggiungono i suoi amici chi è l’orlandiano doc di Genova? E come la metterebbe con l’area renziana che fa capo a Raffaella Paita, a Valter Ferrando e, quindi, a Burlando?
IL COMMENTO
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