
Il pm Walter Cotugno ha chiesto che nell'anno del commissariamento l'utile della società armatrice Ignazio Messina vada nelle casse dello Stato. Il pm ha anche chiesto che il commissario abbia poteri sostitutivi per la revisione totale del sistema di sicurezza e per l'adozione di misure correttive adeguate che allo stato, per il pm, non ci sono ancora.
"E' una richiesta inusuale che contrasta, a nostro pare, con le risultanze dell'istruttoria dibattimentale", ha detto l'avvocato Pierluigi Ciaramella, del foro di Torino che, con l'avvocato Carlo Uva di Genova assiste la società Ignazio Messina imputata per responsabilità amministrativa nel processo per il crollo della torre piloti nel porto di Genova che costò la vita a nove persone.
"Abbiamo dimostrato, conti alla mano - ha commentato il legale - che la compagnia Ignazio Messina ha speso nel corso degli anni milioni e milioni di euro per la sicurezza delle navi e che ha una struttura organizzativa composta anche da cinque ingegneri navali, vari tecnici (per un totale di circa 30 persone) oltre un'importante officina che costa, insieme a tutta la struttura tecnica, milioni di euro all'anno e che cura la sicurezza applicata in maniera scrupolosa".
"Tutto questo - ha aggiunto - senza dimenticare un presupposto: la mancata ripartenza del motore che neanche i consulenti del pm riconducono a una carenza da parte della Compagnia ipotizzando l'errore umano". Di diverso avviso il pm Walter Cotugno il quale ha messo in evidenza che più volte le navi della flotta Messina hanno avuto situazioni di pericolo a causa di avarie e, in particolare, per la Jolly Nero, vi è stato il mancato avvio del motore. "Se ne avessero accertato le cause - ha detto - sarebbe stato possibile fare manovre correttive". Secondo il pm questa carenza "configurerebbe un contenimento dei costi per la società".
IL COMMENTO
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