
Al di là della zuppa di pesce rivoluzionaria il guaio dell’assessore Piazza è che è l’unico (insieme al collega Gianni Crivello) che ci mette la faccia e non si tira indietro anche quando si trova in mezzo ai casini. Questo perché Piazza prova anche a risolverli i casini, magari combinati da altri.
Quello della nuova sede del mercato del pesce è uno di questi. Una questione che fra poco raggiungerà i tempi biblici del terzo valico. Pensate che non riuscirono a risolverla (ma forse non tentarono nemmeno di affrontarla) né il supersindaco Beppe Pericu e nemmeno la Vincenzi. Quindi andiamo a vent’anni fa.
Alla base c’è un errore: quello di strappare la vendita all’ingrosso del pesce dal suo contesto naturale, cioè il porto vecchio. Come può una città di mare e che sul mare (vedi Piano) ha scelto di rifondare la sua vocazione turistica e mercantile, una città che si appresta a disegnare un’area importante come quella tra Darsena e Fiera, spostare il mercato ittico in mezzo alla Val Bisagno? Una sciocchezza che è persino difficile da spiegare. Come se la vendita di tartufi o tome d’’alpeggio venisse fatta sul molo davanti al sommergibile Nazario Sauro.
Ma ora è difficile tornare indietro. Nessuno dei politici-politichetti che hanno radicato a Tursi ha voluto mettere il suo impegno su questo tema scottante: esigenza sacrosanta dei commercianti-pescatori-ristoratori di lavorare in un ambiente dignitoso e adeguato. Meglio aprire inutili tavoli di confronto. Senza naselli e cozze al seguito. E’ rimasto solo l’assessore Piazza e non si è fatto venire il raffreddore diplomatico per salvarsi. Ha affrontato la “rivolta della paranza” mostrando il petto ai rivoltosi inferociti.
La prossima volta si porti anche una padella. Almeno ci guadagnerà una frittura.
IL COMMENTO
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