“Vorrei che venissero a vedere quanto è preziosa la costa cittadina per rendersi conto delle prospettive che Genova può avere investendo sulle spiagge. Sono un volano per la ristorazione, il turismo e i trasporti. Devono essere normate, vigilate e curate quotidianamente. È questo che fa il concessionario”, dice Bazzurro. Il rappresentante dei balneari assicura: nulla contro le spiagge libere. “Giusto che ci siano, ognuno ha diritto di andare dove vuole. Però che siano attrezzate e non abbandonate come ora. In corso Italia non è più annegato nessuno solo perché il salvamento degli stabilimenti supplisce a quello che manca sulle spiagge gestite dal Comune”.
Di diverso avviso Salvetti, che citando un documento del Consiglio di Stato datato 1976 ribadisce che le concessioni ai privati sono troppe: “Siamo amareggiati perché il Comune non ha avuto il coraggio di approvare il Proud, il piano di attuazione della legge regionale del 2008 che prevedeva il rispetto del limite minimo di spiagge libere o libere attrezzate del 40% sul totale. È obbligatorio, tutti lo devono fare. I cittadini adesso devono emigrare a Levante o Ponente per poter andare al mare”.
I due poi si scontrano sulla questione dei detriti provenienti dagli scavi per lo scolmatore del Fereggiano. “Che fine ha fatto quel materiale? Anziché riusarlo per il ripascimento delle spiagge di corso Italia è stato caricato su chiatte e portato via. Ma quanto è costato tutto ciò? Dove è stata portata quella terra? Il Comune non ci ha risposto”, attacca Bazurro che incalza Salvetti: “Voi non avete fatto ricorso con noi”. Il presidente di Adiconsum Liguria si schermisce: “Questa è una pagliuzza, i problemi sono ben altri”.
IL COMMENTO
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