
Già, perché tra i nomi più in auge per sostituire l'ultra riflessivo Luca Borzani - pensatore illuminato a sufficienza per non farsi risucchiare dai gorghi democratici dell'ultima campagna elettorale - c'è una figura dal temperamento esattamente opposto: uno che alla pausa (di riflessione) silente con sigaro in bocca normalmente preferisce intercalari divenuti marchi di fabbrica. Uno su tutti: "capra".
Marco Bucci valuta l'ipotesi Vittorio Sgarbi per la guida di Palazzo Ducale, la casa più importante della cultura genovese e ligure.
Se il critico d'arte si è occupato di Genova soltanto pochi giorni fa esortando proprio la giunta di Maghello a non chiudere la mostra dei presunti falsi di Modigliani, come invece era stato richiesto dal Tribunale, tra i corridoi di Tursi c'è già chi avrebbe avviato le quotazioni sulla durata del professore.
No, questa volta, non è storia delle sue celebri capacità amatorie. Il quesito è altro: se accettasse l'incarico Vittorio Sgarbi quanto potrebbe resistere nella fu Superba?
E' forse lo stesso interrogativo che il sindaco si sta ponendo verso la calura agostana insieme a quello che a Genova è diventato il suo staff. Sì, la sua squadra di governo. Of course.
La Genova blucerchiata, qualche anno fa, sperimentò l'effetto Cassano. Nonostante qualche innegabile luce, la conclusione di quella vicenda è nota. L'arte non sta al calcio e Fantantonio non equivale al pirotecnico Vittorio. Tuttavia un costante volo della Lanterna nella mediaticità nazionale vale il rischio di capre volanti su piazza De Ferrari?
Non è un caso che a usare la maggiore cautela sia il meno genovese del gruppo. Già, Giovanni il Conquistatore. Dopo aver accolto la benedizione della Madonna della Guardia e del pastore Benedetto Pareto, il presidente della Regione, lanciato verso ambizioni romane, pare proprio non aver voglia di passare le giornate nei pascoli caprini compresi tra via Garibaldi e piazza Matteotti. Alla fine, però, per dirla alla Bucci: la "vision" vale una sgarbata o no?
IL COMMENTO
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