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Genova anticipa e segna la politica nazionale
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 Senza voler tirare fuori Mazzini e Garibaldi, Genova anticipa sempre quello che poi accade nella politica nazionale. Lo dissi anche due anni fa al Capogruppo del Pd Luigi Zanda, con lui nel suo ufficio a Palazzo Madama c’era anche Lorenzo Guerini. “Attenti a quello che sta accadendo a Genova” gli dissi “attenti a trascurare la contrarietà al burlandismo, avete un partito spaccato e quello che accade a Genova è storicamente provato che si propaga su tutto il Paese”.



Ci furono le primarie, Cofferati perse di poco e partì la scissione in Liguria e poi a macchia d’olio nel Pd nazionale, con le conseguenze che portano oggi alla rottamazione del rottamatore Renzi senza sapere neppure che strada prenderà il partito.

Di Grillo ho già scritto, bravo a lasciare il ponte di comando e passare il testimone ma anche bravo ad aver rottamato il sistema facendo crollare la seconda Repubblica. Comico o profeta, ha visto oltre a tutti, ne esce con 1/3 del popolo italiano dalla sua parte ed è genovese!

Ora il “turno di botte” tocca a Berlusconi, la sfida vera gli arriva da Genova, anche se non da un ligure doc, ma dal presidente della Regione Liguria Giovanni Toti che ha la colpa di aver compreso che l’unico modo per vincere è l’alleanza forte, schietta, decisa con la Lega alla quale garantisce quell’elettorato moderato che la Lega proprio non riesce a votarla.


Berlusconi e il suo cerchio magico fatto da Ghedini, Romani, Brunetta e qualche comparsa femminile al Cavalier gradita, hanno voluto umiliare il Toti vincente e hanno persino inventato il divieto nazionale di candidare assessori, pur di affossare un inizio di corrente Totiana in parlamento. Ne hanno fatto le spese Marco Scajola, Ilaria Cavo e Giacomo Giampedrone e probabilmente gli è andata bene!

Ma il deludente risultato ligure di Forza Italia, fatto anch’esso di una classe politica iperberlusconiana, accondiscendente, silente, che pensa più ai propri affari che a quelli della gente sapendo che quel che conta per farsi candidare è non disturbare il manovratore, ha scatenato la lucida analisi di Toti: dopo la campagna, dove comunque si è impegnato per la coalizione a trazione leghista, ora ritorna sul suo progetto di partito unico con Lega e Fratelli d’Italia e di fatto qui, da Genova, dichiara finito il berlusconismo.


Genova: forse contiamo sempre meno, non avremo peso nazionale ma siamo un termometro politico straordinario, abbiamo un sesto senso, merito dei cittadini, degli elettori acuti, fini, attenti, che anticipano il sentore popolare, le tendenze del Paese.
Il Pd ne ha già fatto le spese. Grillo, conoscendo la storia da buon genovese, si è ritirato da vincitore, Berlusconi e i suoi adepti non accettano la realtà che Genova gli mette davanti.
Ma la strada ormai è segnata: lo ha detto Genova!