
“Quando ci iscriviamo a Facebook sulla home page troviamo un messaggio che dice che il servizio è gratuito e lo sarà sempre. Ma il consumatore non è messo in grado di sapere che al contrario cede dei dati, per i quali ci sarà un uso commerciale, come dimostrano anche le recenti vicende" spiega il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella.
"Si tratta - ha proseguito il presidente dell'Antitrust - di problematiche nuove che involgono vari profili: c'è un profilo di tutela della privacy, per cui il regolatore di settore, l'Autorità per la privacy, nazionale e europea, sta intervenendo; c'è un profilo di nuove regole, occorrono regole adeguate ai tempi a cui sta pensando l'Autorità per le Comunicazioni, c'è poi un profilo di tutela del consumatore, noi siamo stati chiamati a intervenire dalle associazioni di tutela del consumatore, e riteniamo che i messaggi devono essere chiari, precisi, non ingannevoli, su cosa le piattaforme come Facebook fanno della nostra identità digitale".
"Fin dall'inizio siamo stati gli unici a chiedere di accertare se la pratica commerciale adottata da Facebook di consentire ai fornitori di servizi sulla piattaforma di accedere ai dati degli utenti iscritti fosse scorretta ai sensi del Codice del Consumo" afferma Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori. "Non si comprendeva, infatti, se l'utente godeva del diritto di prestare o negare il consenso all'accesso ai dati personali da parte di soggetti terzi diversi da Facebook, se i dati dell'utente potevano essere utilizzati da sviluppatori di app per fini diversi da quelli inerenti all'utilizzo delle app, quali erano le informazioni cui i terzi potevano accedere senza il consenso espresso degli utenti. Ora l'Antitrust farà finalmente chiarezza" conclude Dona
IL COMMENTO
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