
I due sono accusati di corruzione per alcuni appalti relativi al rifacimento di piazza Verdi alla Spezia: secondo l'accusa Salis avrebbe pagato una tangente di 40 mila euro a Tomà, il quale avrebbe manomesso le buste delle offerte delle gare che aveva in custodia.
La Nec si sarebbe aggiudicata complessivamente lavori per 3 milioni e 200 mila euro, ma non è ancora stato chiarito per quale tranche sarebbe avvenuto il presunto atto corruttivo. Le indagini dei carabinieri, iniziate lo scorso autunno, hanno rilevato attraverso intercettazioni e pedinamenti più scambi di denaro.
Le misure cautelari sono scattate anche per evitare un eventuale pericolo di inquinamento di prove "essendo emerso dall'attività di intercettazione che il Tomà ha ancora collegamenti sospetti in Comune", quindi per "verificare eventuali complicità che con molta probabilità può avere avuto".
Una circostanza che per gli inquirenti sarebbe emersa dopo il blitz dei carabinieri a inizio anno a Palazzo Civico. Dalle indagini è stato rilevato inoltre come l'architetto Salis si procurasse in vario modo somme di denaro prima di incontrarsi con Tomà. Aveva annunciato all'ex funzionario l'imminente vendita di un immobile, utile a procurargli altra liquidità per "pagargli quote più consistenti".
Oggi iniziano gli interrogatori di garanzia. Il Comune, attraverso il sindaco Pierluigi Peracchini, ha fatto sapere di aver intenzione di costituirsi parte civile nella vicenda. L'amministrazione attuale come la precedente non sono coinvolte nelle indagini.
IL COMMENTO
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