
Le due donne, difese dall'avvocato Laura Tartarini, hanno risposto alle domande del giudice nel corso dell'interrogatorio per la convalida del fermo. Entrambe, che erano state trasferite nel carcere femminile di Pontedecimo, hanno ripercorso quanto successo quel giorno, confermando di avere contattato via Facebook Osas Okundaye, il nigeriano di 34 anni che ha praticato materialmente l'intervento, nel pomeriggio del 2 aprile quando il piccolo ha iniziato a perdere sangue ma di avere sottovalutato la situazione e di avere poi chiamato il 118 in piena notte quando hanno visto che il bimbo stava davvero male. Mamma e nonna dovranno stare in due appartamenti diversi con assoluto divieto di contatti anche tra di loro.
Secondo il gip ci sarebbe infatti un pericolo di fuga ma anche di reiterazione del reato. Ieri, era stato sentito Okundaye che però si è avvalso della facoltà di non rispondere. Le indagini della squadra mobile, coordinate dal pm Daniela Pischetola, proseguono per accertare se l'uomo abbia praticato, come si sospetta, altri interventi su bambini della comunità nigeriana.
IL COMMENTO
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