
Un problema da non trascurare dato che la facoltà di giurisprudenza continua ad essere molto gettonata tra i giovani che a volte la scelgono senza avere una vera e propria "vocazione" iniziale. "Il numero chiuso secondo me non risolverebbe la situazione. Quello che facciamo come Ordine da diversi anni a collaborare con Università di Genova", prosegue Vaccaro. "Non dimentichiamo che la legge professionale consente allo studente nell'ultimo semestre di frequentare già uno studio professionale".
Questo per molti non basta, però, perché dopo i 18 mesi di pratica tanti presentano comunque grosse difficoltà nell'affrontare la prova scritta, che prevede la redazione di un parere motivato di diritto civile, uno di diritto penale e infine un atto giudiziario su un quesito proposto in materia a scelta del candidato tra diritto privato, diritto penale e diritto amministrativo. "La vera riforma deve partire dall'università, perché non bisogna solo riempire lo studente di nozioni ma avvicinarlo alla professione. Nell'arco di cinque anni i ragazzi non scrivono più una riga e finiscono per disimparare a scrivere. Questo è un impatto non indifferente nel momento in cui il neolaureato si affaccia a qualunque tipo di professione".
Non bisogna dimenticare, infatti, che la laurea in giurisprudenza ha diversi sbocchi professionali oltre alle vie dell'avvocato, magistrato o notaio. "Bisognerebbe guardare al modello francese che hanno un percorso professionale e formativo diverso, tale da rendere più accessibile l'accesso al mondo del lavoro", conclude Luigi Cocchi, avvocato amministrativista candidato all'Ordine.
IL COMMENTO
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