
Peccato che questi prati sembrino dorsi di mucche pezzate: le pezzature sono le macchie di terra smossa provocate dall’azione dei cinghiali: “Noi dobbiamo raccogliere il fieno - raccontano Patrizia, Alessio e Davide, allevatori della zona - ma i cinghiali rovinano tutto e questo significa non poter raccogliere tutto il fieno previsto o dover usate macchinari per ripristinare il manto erboso. E questi sono costi. Con queste estensioni i recinti di protezione fanno poco o nulla”. E poi c’è il problema dei muretti a secco che “vengono abbattuti dai cinghiali, finiscono nei rivi, sono irrecuperabili, perché costa troppo rifarli, senza considerare che frana tutto il terreno” raccontano.
Coldiretti si schiera accanto ad agricoltori e allevatori chiedendo “misure per limitare i danni, che comprendono anche le malattie dei cinghiali, che si possono anche diffondere tra esseri umani o altre bestie da allevamento dame” spiega Valerio Sala, presidente di Coldiretti Genova. “Con la Regione stiamo studiando protezioni elettriche all’avanguardia” spiega Paolo Corsiglia di Coldiretti. Gli allevatori accusano anche il sistema che fa sì che i cinghiali catturati in zona costiera vengano portati in alto, tra i monti, dove però ci sono loro.
La soluzione più logica sembrerebbe la caccia ma, secondo il presidente dell’ambito territoriale di caccia del Levante, Lucio Tiscornia, è necessario che “ci facciano fare controllo e caccia selettiva tutto l’anno e non solo tre o quattro mesi e per di più solo di giorno, mentre sappiamo che è la notte il momento in cui i cinghiali entrano in azione. Per il resto, a causa delle leggi attuali, possono intervenire solo le guardie regionali che, pensi, sono solo sette per tutta la provincia di Genova...”.
IL COMMENTO
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