
La frequenza delle malattie tiroidee è ormai ampiamente nota, sia in termini di riscontro di noduli alla ghiandola che di alterazioni della sua funzione spiega in una nota la Regione. L'ipotiroidismo è la forma di disfunzione tiroidea più frequente: i suoi segni e sintomi possono essere per lungo tempo sfumati e poco rilevanti, ma le conseguenze, in caso di non riconoscimento e non trattamento quando necessario, possono essere importanti. Da non dimenticare poi che l'ipotiroidismo, almeno in fase conclamata, può essere una causa rilevante di aumento del colesterolo nel sangue, con le importanti conseguenze che tutti conosciamo. Forse il problema più conosciuto riguardante la patologia tiroidea è la presenza di noduli, frequentissima, con il conseguente timore per il rischio tumorale. "Fortunatamente ci sono buone notizie - rassicura Marcello Bagnasco, professore genovese e prossimo presidente AIT - : se da un lato stiamo diagnosticando sempre più noduli tiroidei e quindi è in aumento anche la diagnosi di tumore della tiroide (il 5-10% dei noduli visti all'ecografia possono essere neoplastici), scopriamo che la grande maggioranza dei tumori tiroidei hanno aggressività scarsa e non mettono in pericolo la vita del paziente. Per di più la diagnostica sta facendo grandi progressi per individuare appropriatamente i noduli a rischio tumorale ed evitare trattamenti e chirurgie non necessarie". L'attenzione degli studiosi del settore si concentra attualmente appunto sulla puntualità della diagnosi, sulla scelta e la personalizzazione del trattamento quando necessario, con particolare cura nelle forme molto aggressive di tumore, per le quali ad oggi sono state comunque messe a punto terapie precedentemente non disponibili.
IL COMMENTO
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