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Appena lo scorso 8 gennaio gli operai dello stabilimento di Genova Cornigliano avevano dichiarato lo stato di agitazione dopo aver appreso dall'azienda franco-indiana la decisione di interrompere il contratto integrativo per i lavoratori ex Ilva che regola aspetti quali le maggiorazioni per festività, straordinario oltre ad altri aspetti come il permesso per le donazioni di sangue, le chiamate sul lavoro e altro ancora. Nell'accordo firmato a settembre 2018 era stato definito che i contratti integrativi avrebbero dovuto essere ridiscussi entro fine 2019, cosa che non è avvenuta anche a causa dell'incertezza legata al futuro di Arcelor Mittal. Ora però le cose cambiano con l'azienda che ha deciso di prolungare i contratti fino a nuovo accordo. I sindacati accolgono favorevolmente la decisione ma restano sul 'chi va là' e aspettano di vedere quale sarà la natura dei nuovi contratti.
Il tema sul futuro dell'ex Ilva resta al centro dell'agenda politica ed economica. A Genova l'appuntamento è per martedì 21 gennaio quando i delegati sindacali discuteranno con Regione e Comune le mosse da seguire. La settimana dopo, il 27 gennaio, è previsto invece l'incontro tra i rappresentanti di Arcelor e i sindacati nello stabilimento di Cornigliano. La parola d'ordine di sindacati e lavoratori è la stessa: vale l'accordo di settembre 2018 e non ci devono essere esuberi.
Intanto va avanti la svolta green voluta dall'Unione europea che mira a interessare anche il polo di Taranto. A spingere in questa direzione c'è anche Paolo Gentiloni, l'ex premier oggi commissario europeo all'economia, ha confermato la possibilità di poter ricorrere alla nuova strategia europea anche per l'ex Ilva di Taranto, l'acciaieria più grande d'Europa. I fondi stanziati sarebbero circa 7,5 miliardi ma che porterebbero secondo le stime a una cifra comprea tra i 30 e 50 miliardi di investimenti pubblici.
IL COMMENTO
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