
A rilanciare la richiesta dello slittamento della consultazione è stato il Partito Radicale di Maurizio Turco e Irene Testa. Il motivo è "nell'impossibilità non solo della campagna referendaria radiotelevisiva con i palinsesti sconvolti dalle notizie sul coronavirus, ma anche del voto stesso", vista l'ampliarsi dell'epidemia. Ma i promotori del Referendum, cioè i tre senatori che hanno raccolto le firme necessarie (Andrea Cangini, Tommaso Nannicini e Nazario Pagano), gli unici ad avere il potere di chiedere al governo il rinvio, non lo fanno. Certo, Cangini ha chiesto all'esecutivo di sollecitare la Rai a garantire l'informazione sul quesito, anche perché gli incontri sul territorio saranno difficili da svolgere vista la diffusione del virus.
Tra i diversi Comitati per il No si è formata l'idea che, vista la situazione, alle urne potrebbero recarsi pochi elettori, con una maggior chance di vittoria; gli elettori contrari al taglio sarebbero infatti più motivati a recarsi al seggio. Al contrario un flop della partecipazione con un fiasco del sì o con una sua vittoria stentata comincia ad essere temuta in M5s, tra cui si inizia a ragionare di rinvio delle urne. E non è solo il Referendum l'unica data in bilico.
All'orizzonte c'è anche il tema delle elezioni regionali. Nulla è stato deciso, e ipotizzare uno slittamento sembra al momento prematuro tanto che i partiti continuano a cercare intese. Non solo il centrodestra ma anche il Pd ed i Cinque Stelle. Nei giorni scorsi il capo politico dei penstastellati ha incontrato il vice segretario Dem Andrea Orlando per discutere di possibili alleanze in particolare in Liguria. E l'idea di un accordo con i Dem sarà oggetto di un voto su Rousseau la prossima settimana. (LEGGI QUI)
Il caos coronavirus mette al momento in sordina l'idea di un "governissimo" circolata nei giorni scorsi e sostenuto da Giancarlo Giorgetti. Matteo Renzi ufficialmente chiude la porta in faccia alla Lega ma in un'intervista ha di recente ribadito l'intenzione di chiedere a Conte un cambio di passo una volta passata l'emergenza.
TONINELLI TESTIMONIAL DEL NO - E' l'ex ministro Danilo Toninelli il testimonial per No al taglio dei parlamentari che i promotori del Referendum hanno lanciato sui social nel primo giorno di campagna referendaria. Su Facebook, Twitter e Istagram viene fatto girare un video in cui Toninelli spiega i motivi del No al Referendum del 2016 sulla riforma Renzi-Boschi, video in cui delegittima il tema del risparmio con un minor numero di eletti, tema che oggi è il principale argomento usato da M5s per sostenere il taglio lineare di deputati e senatori. "I veri risparmi per il dimezzamento della democrazia equivalgono a una tazza di caffè, e penso che offenda gli italiani oltre che a volerli fregare. perché parlare di taglio dei costi quando si parla di democrazia vuol dire che lui (Renzi ndr) creda che gli italiani siano caproni o pecoroni. Per questo andranno in massa a votare No", affermava allora Toninelli. Auspicio quest'ultimo che i sostenitori del No si augurano si ripeta il 29 marzo.
IL COMMENTO
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